
Il nostro Giornale
Anno XXIII - n° 51 Supersano, 25 Dicembre 1999
Direttore responsabile: GINO DE VITIS
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Tanti auguri, Supersano,paese mio!
Ormai ci siamo!
Si respira già l'aria del III Millennio! Non sembra vero, ma l'inesorabile
incedere del tempo, ci avverte che davvero ci siamo. E se allo scadere di
ogni anno, la notte di San Silvestro, ognuno, a modo suo, fa pronastici e
commenta le proprie posizioni astrologiche, augurando e augurandosi un po'
di tutto, a maggior ragione, tra sette giorni, l'emozione ci porterà
a formulare propositi ed a brindare alle fortune ed alla buona salute di ognuno.
Per noi stessi, quindi, e qui, oggi, abbiam voluto sentire cosa si può
augurare per il proprio paese, ed è stata questa la ragione che ci
ha spinti a chiederlo ad un certo numero di Supersanesi, scelti un po' per
categorie e formulando, grosso modo, questo quesito: "Proponimenti, auspici,
intime riflessioni, sono sempre stati patrimonio del comportamento umano.
A sette giorni dall 'avvento del III Millennio, cosa senti dipoter augurare
al nostro paese, per un suo avvenire migliore?".

Ecco le risposte avute e sottoscritte:
- Giuseppe Cossa (anni 50-Mar.llo di Marina in pensione)
Poter ritrovare nella gente il vero senso dell'amicizia, che, penso sia andato
viavia vanificandosi. L'ho constatato, rientrando a casa da militare, dopotanti
anni: una delusione! Sento, poi, di dover destare l'attenzione degli amministratori,
sulle eventuali possibilità che vi sono per i giovani,
in impieghi socialmente utili, non "promossi" per convenienti ideologie,ma
guardando in faccia alle oggettive necessità della nostra comunità.
Inoltre, l'augurio di sentire la nostra gente maggiormente coinvolta in iniziative
di solidarietà, a favore di chi sfortunatamente si trova in difficoltà
e incontra, suo malgrado, serio impedimento nella soluzione di gravi problemi
di salute. Capisco per intero l'angoscia di questa gente, poiché una
tale esperienza l'ho vissuta pure io, in prima persona, anchese poi, grazie
a Dio, ne sono venuto fuori.
E poi...poi vorrei augurare (ma meglio evitare il "condizionale"),
anzi voglio augurare che il "2000" ci dia la opportunità
di avere già funzionante la rete fognante nera, perché, se non
vado errato, dovrebbe essere già completata. E allora? E' possibile
che non ci sia una "leva" capace di smuovere gli organi competenti?
Ed i "Personaggi" che, col nostro voto, abbiamo mandato alla Camera,
al Senato, alla Regione, alla Provincia e all'Europa (i vari D'Alema, Erroi,
Costa, Fitto), cosa possono fare per noi? Sarebbe bello poter avere una risposta,
quella che i Supersanesi attendono, naturalmente.
- Sandra Vergari (anni 21-commessa in edicola) II Duemila
è ormai alle porte e noi Supersanesi, come comunità, siamo pronti
ad affrontarlo? Abbiamo i mezzi per farlo? Questi gli interrogativi che, più
degli altri, pervadono la mia mente. Ormai l'era telematica ha preso il sopravvento
su tutto, ma il nostro paese cosa ci offre in merito? Quasi niente! La nostra
economia, si basa principalmente sull'agricoltura e sulle piccole emedie aziende,
che nascono e crescono, ma con la stessa facilità falliscono. E' facile
parlare, direte voi, persone di competenza, stando al di fuori delle situazioni,
ma che cosa ci vien altro da fare? O forse sarebbe meglio pensare e agire
singolarmente che parlare da comunità?
Ed ecco ciò che per il III millennio mi auguro: che ogni attività
iniziata nel corso di questi ultimi anni, venga condotta a
termine e dar modo al paese di svilupparsi economicamente e culturalmente
e possa entrare a far parte di quella schiera dicentri detti "all'avanguardia".
Basta crederci! E noi giovani ci crediamo.

- Angela Vergari (anni 21-commessa in panetteria) Trasette
giorni si avvia ufficialmente l'anno del "Giubileo 2000",evento
di estrema importanza spirituale e di grande giubilo, che commemora anche
l'anniversario della nascita di Gesù, tangibile presenza di Dio nel
mondo.
E' un annuncio di felicità per tutti gli uomini, un avvenimento che
deve farci riflettere su quelle che sono le cose più si-
gnificative della vita: la fratellanza, l'amore, la pace. E sono questi gli
aneliti che, nell'anno del Giubileo, nell'anno della
gioia vera e non solo in questo, io auguro di tutto cuore ai mieiconcittadini.
Ne abbiamo tanto bisogno!
- Fiorentino Nutricato (anni 47-imprenditore abbigliamento)
Sono convinto che qui a Supersano manchi un certo convivere civile, causa
di quel palpabile distacco che si avverte trale persone. Scarno è,
poi, il contatto che le pur nuove generazioni hanno con gli strumenti che
la tecnologia ci mette a disposizione e che dovrebbero consentire, specialmente
ai giovani, una più stretta e reale relazione con se stessi, oltre
che con i lontani. Noto che difetti proprio la propensione al dialogo nella
nostra comunità, dialogo capace di apportare la necessaria interazione
per la conquista di sempre nuove conoscenze, presupposto obbligatorio per
l'acquisizione di reali traguardi, non
escluso quello del lavoro. Non credo di essere fuori pista, se affermo che
qui a Supersano un giovane viva una vita come da estraneo e difficilmente
ha così la opportunità di acquisire vere esperienze sociali.
Tutto questo è nelle mie ansie e mi auguro che il 2000 possa favorevolmente
intervenire. Ma nel mio augurio al paese, voglio, in particolar modo, inserire
quelle persone, quei gruppi o quelle famiglie, che vivono in evidente stato
di disagio (e non mi riferisco solo a quello economico), verso cui è
necessaria un'azione fatta di spontanea compartecipazione e di accoglienza,
da parte di chi deve e da chi può farlo, dalle istituzioni ai privati,
poiché il marchio del "disagio" è quello che più
di ogni altro intristisce e svilisce una comunità.

- Salvatore Varrazza (anni 48-impiegato comunale) Augurare
che cosa al mio paese? Ce ne sarebbero tante da citare, dalle più comuni,
ma non certo banali, alle più complesse, quali la sconfitta della droga,
l'occupazione, l'amicizia, la solidarietà, ecc., ma la opportunità
che qui mi viene concessa, intendo utilizzarla per auspicare un aperto e continuo
dialogo tra genitori e figli, un aspetto della vita familiare, oggi, purtroppo,
latitante, dialogo che possa far sentire più vicini gli uni agli altri,
con tutte le conseguenze, certo positive, che tale rapporto può avere.
E perché no?, vedere (e non solo metaforicamente) i giovani uniti agli
adulti a passeggiare per... via San Francesco e qui
sentirli colloquiare in armonia totale. E che dire, poi, se i genitori "imparassero"
a leggere le favole, per poterle, a loro volta,leggere ai propri figli? Quanto
della morale in esse racchiusa non diverrebbe supporto ideale per la conquista
o riconquista dicerti valori oggi andati perduti?
Troppo idealista? Forse, ma io credo che le parti potrannodavvero, un giorno,
dire la loro. Sennò, a che cosa servirebbe solo...augurare?
- Rocco Frascaro (anni 45-impiegato postale-istruttore judo)
In attesa del 2000, come uomo che ama lo sport, mi auguro con tutto il cuore,
che l'avvento del III millennio convinca gli amministratori della preminente
importanza che assumono le attività sportive e favorirne, con questo,
la loro pratica, e a tutti i livelli, con la creazione di una struttura polivalente
(idonea per più sport), dove i giovani possano organizzare e praticare
manifestazioni di vario tipo, senza dover dipendere da altri e, di conseguenza,
elemosinare gli impianti ad altri Comuni. La qual cosa consentirebbe di andare
incontro alle generazioni più soggette a rischio, che avrebbero così
la opportunità di divagarsi, non solo, ma soprattutto di sfuggire ai
pericoli sempre incombenti, quali la microcriminlità e la droga. Sono
convinto che la cosa è senz'altro fattibile, sol che se ne abbia laconvinzione
e tanta buona volontà

- Angela Frascaro (anni 20-universitaria) Quale futuro per
noi giovani e per la nostra comunità, alla vigilia del nuovo
millennio? Ecco il grande interrogativo che ci poniamo oggi, senza, però,
ottenere una risposta esauriente. Innanzitutto, perché non sono sicuramente
io, studentessa di 20 anni, a dirlo o a dimostrarlo, ma basta guardarsi attorno
per capire che il futuro prossimo, per me, per i miei coetanei e per l'intera
comunità supersanese, non sarà poi tanto roseo. Non dimentichiamo,inoltre,
che la nostra comunità, sia geograficamente che storicamente, è
inserita in quel contesto sociale che è il "Sud", eterno
problema italiano: un'area dove le attività illecite e criminose la
fanno da padrone, dove lo Stato e le istituzioni, in più circostanze,
risultano latitanti, dove è pressoché impossibile trovare un
posto di lavoro e dove uno studente sa già di essere un "disoccupato
di lusso", subito dopo il compimento degli studi.
Non è nella mia natura essere pessimista, anche se la realtà,
purtroppo, è quella che è, ma, nonostante tutto, non dobbiamo
arrenderci, appiattendo ancor più la nostra vita, rendendola più
insignificante. Spero, però, augurandolo al mio paese, e con esso ai
giovani supersanesi, in un domani migliore che, se non potrà esserlo
per noi, che almeno lo sia per i nostri figli.
- Salvatore Manganaro (anni 56-operatore CRSEC) II "Nostro
Giornale", per l'edizione di Natale '99, mi ha chiesto di fare alcune
considerazioni sul nuovo millennio. Sinceramente, in questo periodo, per un
mio travaglio interiore e per alcune vicende che mi stanno interessando, non
riesco neanche a coniugare e a mettere due parole insieme; mi si accavallano
i pensieri e sento tanta amarezza in me. Il periodo che sto vivendo, mi sembra
inutile e mi porta a considerare come vuota la vita, difficile e vana a viverla.
Debbo, quindi, propormi per uno sforzo enorme, quasi adovermi far violenza,
per cercare di mettere insieme le "dieci righe" che il Professore
mi ha chiesto, con insistenti sollecitazioni. Ed è così che
mi chiedo: "Con quale stato d'animo e con quali prospettive ci poniamo
a vivere l'inizio del nuovo mil-lennio?".
Le difficoltà che nell'arco della nostra vita abbiamo avuto, le cose
brutte e le cose belle che ognuno di noi ha vissuto, le diverse esperienze,
gli amici, la famiglia ed i suoi valori, la società che si è
costruita, la fede e la speranza in un domani migliore, cosa sono, oggi? Tutto
questo a me sembra che stia vacillando e manchi un vero supporto per la loro
riconquista, e,forse, caro "II Nostro Giornale", forse...per i giovani
che dovranno costruire la società del nuovo millennio, non ci saranno
valide basi di garanzia. E la colpa di tutto questo è un po' anche
nostra, che ci siamo costruito intorno un castello fondato non solo sul benessere,
ma anche sul lusso e le cose futili.
E' necessario, quindi, che con il 2000 ognuno di noi faccia qualche passo
indietro e riportarsi intorno agli anni '50 e '60,o forse ancora più
in là, per riscoprire quei valori, i veri, che l'uomo ha fin qui via
via smarrito.
Intanto, parafrasando i versi di una delle più belle canzoni di Lucio
Dalla, auguriamoci che l'anno nuovo possa farci ri
scoprire il gusto della vita, fatta di serenità, amicizia e reciproco
rispetto.

- Mons. Don Antonio De Vitis - Mi è stato chiesto
uno scritto che indicasse per Supersano qualcosa in occasione del Giubileo
e che potesse essere di particolare attenzione. Credo che la parola "Supersano"
sia da considerare come qualcosa di impersonale; se i Supersanesi, però,
si sentiranno impegnati a vivere la realtà profonda di conversione
e di apertura fraterna verso il prossimo, certamente la comunità ne
uscirà arricchita e rinnovata.
- Lorenzo Contini (anni 37-gestore "Pub") II passaggio
di millennio è un evento così eccezionale cui assistere, da
non poter essere vissuto senza esserne fortemente coinvolti a livello emotivo.
Speranze, ripromissioni, fiducia nell'avvenire, sentimenti che ci coinvolgono
comunemente, assumono un significato ancora più forte, quando il futuro
auspicato è da collocare in un nuovo millennio. Personalmente, al mio
paese, auguro, innanzitutto, un rapido sviluppo e un forte rilancio economico
a tutti i livelli, dei cui effetti benefici possano usufruire tutti i cittadini
che, abbandonando invidie, rancori personali e antichi dissapori, si dimostrino
più comprensivi ed altruisti nei confronti del prossimo.
L'immagine ideale che ho del nostro paese (purtroppo lontana dalla realtà
odierna) è infatti quella di una comunità in cui tutti i suoi
componenti si aiutino e si sostengano vicendevolmente, collaborando a costruire
un futuro più sereno e più promettente. Un cambiamento radicale,
insomma, che dia una svolta positiva alle attuali brutture e che lasciandosi
alle spalle dolorose piaghe (violenza, droga, microcriminalità) ci
facciaguardare al Terzo Millennio con speranza e rinnovata fiducia.

- Gino De Vitis (anni 72-Direttore de "II Nostro Giornale")
Mi unisco anch'io al coro dei desideri e speranze fin qui
espressi da alcuni lettori, per l'imminente arrivo del III Millennio. Quando
l'ora zero segnerà sul quadrante della storia
umana l'inizio del 2000, l'augurio più sentito andrà a tutte
le famiglie della nostra collettività, che non si discostano poi tanto
dai "modelli" nazionali e internazionali. E' questa piccola società,
oggi, che vive e riflette in maniera più profonda la drammaticità
di questo tempo, che si presenta opaco, dominato da paure, incertezze e dalla
perdita di valori di riferimento.
Gli scenari della vita quotidiana, e non ci riferiamo certamente a quelli,
o solo a quelli, richiamati dai giornali sempre
alla ricerca del sensazionale, ci obbligano a registrare laceranti divisioni,
tra marito e moglie, genitori e figli, tra fratelli, vicini di casa, ecc...Le
vittime "privilegiate" di tanta realtà negativa sono i ragazzi,
i giovani, che, pur nella loro spavalderia, si presentano smarriti, paurosi
e pieni di incertezze II mio augurio, allora, perché non rimanga solo
una parola, vorrei che si rivestisse dell'impegno di tutti, al di là
delle bandiere "partitiche", affinchè con sforzo sincero,
si recuperassero rapporti interrotti, amicizie spezzate, affetti perduti.
Tutti insieme, ciascuno per la sua parte, proprio come manuali determinati
e decisi a ricostruire le pareti sconnesse delle proprie capanne. Solo se
ogni singolo cittadino, con sincero impegno,lavorerà per la "casa
comune", i nobili pensieri, le speranze, gli aneliti più profondi
fin qui espressi, potranno diventare"Utopie realizzate".
Tanti auguri, Supersano, paese mio!!!

- 30 giugno 1999 - Abbiamo avuto modo di avere tra le mani, copia di "Alla bottega", rivista bimestrale di Cultura e Arte, fondata a Milano nel 1963, edita a Pavia e diretta da Sergio Manca. Del Comitato redazionale, composto da otto elementi, fa parte anche il nostro concittadino Fulvio Petracca.
- 3/4/5 luglio 1999 -Festeggiamenti rituali
in onore della B.V. di Coelimanna. Solenne, come sempre, la processione con
il gruppo statuario della Madonna, nel tardo pomeriggio della vigilia.
Nella mattinata di domenica 4, si è rinnovata, in zona "Giummate",
la fiera mercato e del bestiame. Appendice, nella serata del giorno 5, con
la presenza dei tamburellisti della vicina Torrepaduli.
Hanno prestato servizio il Classico Concerto Bandistico di Gioia del Colle
(Dir. Michele Marvullo) e la Grande Orchestra di fiati "Gioacchino Ligonzo"
diConversano (Dir. Angelo Schirinzi).
Nell'ambito della sagra patronale, una mostra di oggetti e manufatti prodotti
in loco, organizzata dal Comune ed esposti nei bei locali ristrutturati del
castello.
- 20 luglio 1999 -
E' "doveroso" riprendere a parlare del "Judo Club Shintai",
dopo i recenti risultati ottenuti dal maestro Rocco Frascaro, ma soprattutto
per la bella impresa (il Club non è nuovo a traguardi del genere!)
fornita da due judka supersanesi in gara nel Campionato Internazionale CSIT
(Confederation Sportive Internationale du Travaii) di judo, nella Categoria
Cadetti. Trattasi appunto di Luca Varrazza e Fernando Rizzo, ragazzi curati
dal maestro Frascaro e selezionati per il campionato, svoltosi fino al 25
luglio a Salisburgo, in Austria. La selezione era avvenuta in occasione dei
Campionati Nazionali AICS, giocati verso la fine dello scorso mese dimaggio,
a Napoli.
Enorme, inutile sottolinearlo, la soddisfazione nell'AICS per la convocazione
dei due possenti-giovani atleti, che la competizione finale ha visto classificarsi
alla terza posizione nazionale, su otto nazioni concorrenti. Compiacimentonell'ambiente,
espresso su tutti, dal dirigente Fernando Melendugno, che ha sottolineato
l'ottimo lavoro fatto dalle nostre società su tutto il territorio nazionale
e complimentandosi con le palestre salentine, che hanno sempre riscosso encomiabili
consensi e raggiunto lusinghieri traguardi.
- 31 luglio - 26 agosto 1999 -La solerzia di Michele Manganare
si è rivelata ancora una volta foriera di allegria e di spensieratezza.
Coadiuvato dall'Amministrazione Comunale, ha riproposto un ulteriore incontro
tra i bambini di Supersano, coinvolgendoli in una fittissima rosa fatta di
giochi e gare, rinnovata nella sua generale composizione, rispetto alle edizioni
degli anni scorsi. Gaudio e partecipazione, in un turbillon di intrattenimenti,
che sono durati un mese e che hanno coinvolto festosamente i bambini di tutti
i rioni supersanesi. Dalla "caccia al tesoro" al "calcetto",
alle "corse" e ad un insieme di tanti e tanti giochi, chehanno interessato
i nostri bambini.
La manifestazione, iniziata il 31 luglio con la sfilata inaugurale dei partecipanti,
partiti dal rione "Tripoli", si è conclusa con una festa
finale, fatta a suon di musica e di premiazioni. "Arnvederci al 2000",
recita il manifesto di Michele Manganare: un saluto augurale colmo di piena
soddisfazione per i risultati ottenuti.
Per la circostanza, Michele ci ha fatto pervenire, il 21 settembre u.s., da
Cinisello Balsamo, una lettera, pregandoci di renderne noto il contenuto,
con la quale puntualizza nei dettagli lo svolgimento dei giochi, nei quali
i bambini (115
iscritti) si sono impegnati con slancio davvero sorprendente. Il Manganare
sot tolinea, poi, la disponibilità di non pochi genitori, che lo hanno
aiutato nell'allestimento delle manifestazioni.
"Ne posso esimermi -continua- dal ringraziare l'Amministrazione Comunale,
col sindaco Pino Stefanelli, oltre alla Parrocchia, per il loro positivo contributo
datemi ed ai quali va il mio più sentito ringraziamento. Come in tutte
le com-
petizioni, anche nelle gare tra i vari rioni partecipanti, si sono dovuti
registrare i vincitori, ma per me tutti hanno avuto la loro parte e "tutti
hanno vinto", così come hanno vinto collaboratori e genitori.
Non va sottaciuta anche la presenza di Valerio e la sua Band, che hanno completato
questa simpatica e grande festa,facendoci ascoltare pregevoli musiche e canzoni".
- Luglio 1999 - II Comitato Cittadino "Padre Pio da
Pietrelcina", ha reso note le entrate e le spese sostenute per la completa
gestione del progetto, conclusosi, come si sa, la sera del 25 maggio scorso,
con lo scoprimento e la benedizione della statua del Beato. Queste lesomme
ricavate e spese:
Entrate:
- Questua e contributi volontari dei cittadini £. 27.248.000
- Contributo dell'Amministrazione Comunale £. 10.000.000
- Uscite:
-Per la realizzazione dell'opera £. 34.395.000
La signora Nevina Tela, Presidente eletto, ha presentato ai Supersanesi la
composizione del nuovo Comitato, passato da organismo provvisorio a permanente,
riconosciuto nella sua ultima struttura e composto dai seguenti signori: Nevina
Tola (Presidente), Rosario Esposito (Vice Presidente), Avio De Vitis (Cassiere),
e, quali componenti, Lorella Amisi, Fioravante Esposito, Salvatore Manganare,
Armando Palumbo e Fernando Sticchi.
Totale raccolto £. 37.248.000
- 7 agosto 1999 - Ennesima ordinanza municipale, questa volta esplicitata in conciliante forma epistolare, con cui il Sindaco, Avv. Giuseppe Stefanelli,rilevando un'ordinanza del 1985, rammenta l'assoluto divieto di "liberarsi" delle acque, incanalandole nelle "navette" o, peggio ancora, spargendole per strada. Il Sindaco ricorda, ma non ne era il caso, tanto lapalissiana ne è la ragione, che tutelare la nostra salute è il compito prìncipe di ogni Amministrazione Comunale, se ancor non lo è la presa di coscienza di ciascun cittadino. Per questa ragione, è stata ulteriormente invitata la cittadinanza al rispetto delle norme igieniche (e del buon senso, diremmo noi) ed astenersi da sì sconveniente comportamento, spesso apertamente provocatorio, perché compiuto anche "alla luce del sole". E qui di nuovo, a nome nostro personale e del giornale che dirigiamo, ci uniamo a questo rinnovato e legittimo invito del sindaco, per deprecare tali comportamenti, che purtroppo perdurano (eccome, se perdurano!), pur capen-done le motivazioni, sperando che "un bei dì vedremo, levarsi un fil di fum"ata, bianca, ad annunziare che, finalmente, è stato realizzato l'atavico sogno della fognatura nera. Diamoci sotto, ragazzi!!!
-10 agosto 1999 -
In occasione della seduta del Consiglio Comunale, l'Amministrazione ha offerto
al signor Aldo Modugno una targa, quale ringraziamento per la disponibilità,
prestata in forma assolutamente gratuita, unitamente a quella di lavoratori
socialmente utili, nella sistemazione dell'orologio comunale e della relativa
torretta. Il sindaco, a suo nome e a quello dell'A.C., lo ha ringraziato con
lettera, scrivendo testualmente: "La sua collaborazione ci ha consentito
di riqualificare un bene comunale,che per molti costituisce un "ricordo"
storico e che era completamente sconosciuto a buona parte dei giovani".
- 10 agosto 1999 -La Direzione del locale Ufficio Postale
viene affidata al Rag. Salvatore Contini, che subentra al Rag.Agostino Licci,
andato in pensione. Al neo Direttore le più sincere felicitazioni nostre
personali e quelle del Giornale.
-1° settembre 1999 - Alla Direzione del Circolo Didattico
di Ruffano-Supersano subentra la Dott.ssa Madrilena Papalato, che ha rilevato
la Dott.ssa Ada Bramato, incaricata, quest'ultima, presso altra Dirczione.
Ci fa immenso piacere annotare il fatto, sia perché la Papalato è
nostra compaesana, sia perché l'abbiamo avuta come nostra diligente
alunna alla Scuola Media. Alla cara Madrilena, gliauguri più sentiti
per un proficuo e sereno lavoro.
- 22 agosto/ 12 settembre 1999 
Cambia canovaccio, almeno nella sua collocazione temporale, la manifestazione
che fino alla scorsa edizione era dedicata ad un "Settembre in festa"
e che quest'anno si è svolta a cavallo tra agosto e settembre, sempre
organizzata dal solerte G.G.S. (Gruppo Giovanile Supersanese) e patrocinata
ancora dal Comune di Supersano. Quattro domeniche, vissute tutte in piazza
Margottini, all'insegna del teatro dilettale ("Lu fattu è fattu"
e "Lu testamentu tè li guai", rispettivamente scritti da
Corrado Musio e Vincenzo Abati), di un defilèe di alta moda e di una
festa fatta di giochi a squadre.
- 18/19 settembre 1999 - Sulla scia del successo consolidato
nel corso delle ultime edizioni, si rinnova la "Festa te lu porcu",
gestita ancora dalla sezione "Juventus Club" di Supersano. Luogo
d'incontro, Piazza Margottini, dove, nel
corso delle due serate, si sono avvicendati "I Cumpari" ed "I
Dantoval".
Hanno funzionato gli stand gastronomici, che hanno presentato i piatti tipicilocali.

- 24 settembre 1999 - La essiccazione naturale
dei pomodori, ha avuto quest'anno un notevole incremento. Le aziende che si
sono interessate alla produzione specifica di sì appetitoso alimento,
sono state ancora quelle dei cugini Giulio e Cesare Vergari, ma in àmbiti
separati. Lo spettacolo della distesa dei pomodori "adagiati" al
sole di questa nostra torrida estate, è stato eccezionalmente accattivante:
un colpo d'occhio meraviglioso che ha attratto quanti, ad esempio, transitavano
per via Nociglia, nel tratto prospiciente masseria "Don Mosè".
Anche l'organo di informazione televisivo della RAI, si e' interessato
dello spettacolare e straordinario "mare rosso", preparando un bei
servizio per la trasmissione "Linea blu", messa in onda nel pomeriggio
di sabato 9 ottobre.
- 5 ottobre 1999 - L'amico Silvano Bardoscia,
valente pittore ruffanese, ora residente in Svizzera e nostro collaboratore,
ci ha fatto pervenire un bellissimo opuscolo a colori, a commento della più
significativa sua produzione pittorica. Ci ha particolarmente attratti la
presentazione dell'opuscolo, fatta dal Bardoscia in lingua tedesca e italiana,
che recita testualmente così: "Alle mie due Patrie: a Ruttano
per i natali e i colori della miainfanzia e adolescenza; a Granichen, per
il lavoro e la tranquillità della mia giovinezza e maturità".
I ragazzi del 1949 a Capri,in una foto ricordo.Accosciati: Antonio Guido e Michele Nutricato.Prima fila (da sinistra): Maria Leggittimo,Clementina Elia,Celeste Stradiotti,Abbondanza Agrusto,Rosa Merico,Maria Nutricato,Giuseppe Cossa,Michele Musio ed Eugenio Romano.In seconda fila: Adele Stefanizzi, Rita Negro(seminascosta), Maria Negro, e Palma Stasi.Terza ed ultima fila: Franco De Pascali,Giuseppe Errico,Roberto Rizzo,Franco Protopapa, Salvatore De Vitis,Gino Nutricato e Rocco Musio.
- 9/10 ottobre 1999 - Giornata particolare,
quella vissuta da un gruppo di cinquantenni, che han voluto festeggiare il
loro compleanno con una gita a Capri.
Organizzata in ogni pur minimo dettaglio, grazie alla disponibilità
del responsabile, Giuseppe Cessa e dei suoi due coordinatori, Gino Nutricato
e Antonio
Guido, i "giovani-cinquantenni" (22 con relativi consorti) han trascorso,
a loro dire, una indimenticabile giornata.
Partiti in pulmann nella tarda serata del 9 ottobre, si sono imbarcati a Napoli
sul traghetto di linea e, intorno alle 8 del giorno dopo, erano già
a Capri. Escursione libera, a briglia sciolta, a gustare le bellezze di quest'incantevole
isola tirrenica, quindi pranzo in ristorante, e, nel pomeriggio, dopo un ulteriore
piacevole girovagare, rientro a Margellina (Napoli), assaporando, questa volta,
l'ebrezza dell'aliscafo. Poco prima di mezzanotte, la comitiva era già
a Supersano, pienamente soddisfatta della sia pur breveesperienza vissuta
e con il manifesto proposito di un'altra "sortita", almeno di due
giorni, in una nuova, incantevole località, non esclusa quella fuori
Italia.
Nel pulmann, durante il viaggio di ritorno, i partecipanti alla gita han ricevuto
in dono una targhetta-ricordo. L'allegra brigata dei cinquantenni, si è
poi ritrovata a temprar lo spirito e la fede, nel pomeriggio di domenica 5
dicembre,per ascoltar la S. Messa ed a sorbire,quindi, un rinfresco rigeneratore.
- 12 ottobre 1999 - Scorriamo conparticolare interesse un
volume tresco tresco di stampa, intitolato "La statuaria sacra in cartapesta
nell'area di Casarano", di Pino De Nuzzo e Giovanni Giangreco, edito
per conto della Regione Puglia-CRSEC LE 46 di Casarano. Scopo dell'opera,
quello di presentare le tante e tante opere in cartapesta, (in Casarano, Marino,
Parabita, Taurisano, Supersano, Ruffano e Torrepaduli) l'antichissima arte,
che si dice sia stata invenzione dei Cinesi e, nel tempo, diffusasi progressivamente
in Europa.
Lecce, certamente, è uno dei centri piùnoti, o forse il più
noto in Italia, nellaproduzione di statue e oggetti in cartapesta.
Tornando all'opera, merita dover evidenziare il paziente lavoro di ricerca
operato dagli autori e supportato da volenterosi collaboratori, tra i quali
due supersanesi, operatori in seno al CRSEC di Casarano, Salvatore Manganare
e Vincenza Rizzo-Manganaro. Delle opere presenti a Supersano, molto belle
le foto che riproducono il Cristo Morto, l'Addolorata, La B.V. di Coelimanna,
il Cristo Risorto, San Michele Arcangelo (non la statua "ufficiale"
del Santo, quella, tanto per intenderci, che idevoti seguono in processione,
e che èricavata in legno di pero), contenutonell'edicola del secondo
altare, entrando a sinistra.
- 21/23 ottobre 1999 -
Nel calendario della "peregrinatio Mariae" Diocesana (partenza dalla
Parrocchia di Gagliano del Capo, 1' 11 settembre e arrivo al Santuario di
Leuca il 7 dicembre 1999), torna per la seconda volta l'im-
magine sacra della Madonna di Leuca.
II prezioso quadro, così come avvenne il 23 aprile del 1988, è
pervenuto dalla vicina Torrepaduli, festosamente accompagnato dai fedeli provenienti
dai è due paesi. L'incontro è avvenuto a metà strada,
tra Ruffano e Supersano, sulla b
campestre che porta a Torre, in zona "Strati", dove le due comunità
si sono passati il "testimone", ed il quadro è stato preso
in consegna dai parrocchiani supersanesi. Da qui, una folla plaudente, ma
questa volta sulla statale, tra i preghiere e canti di osanna, ha accompagnato
la sacra tela fin nella nostra (chiesa matrice, dove è rimasta, per
la venerazione dei fedeli, fino al tardo pomeriggio di sabato, 23, in cui
si è rinnovato, in festosa processione, il cerimoniale religioso del
nuovo passaggio di "testimone", in un'aureola di gioiosa religiosità
con i vicini cugini ruffanesi (della Parrocchia della "Natività"),
che han preso in consegna, a loro volta, il quadro della Madonna, per condurlo
evenerarlo nella loro chiesa.
- 31 ottobre/7 novembre 1999 -
Si avvia la costituzione di un archivio storico comunale, alla luce dei documenti,
accantonati da sempre in ambienti dimenticatoio e mai "letti", fino
ad oggi. Era necessario che si desse avvio alla loro lettura, e tanto pare
si stia facendo. All'uopo, è stata organizzata una Mostra di DocumentiStorici,
nel mastio del castello.
- 4 novembre 1999 - All'insegna dello slogan "Nel ricordo dei Caduti di tutte le guerre, la speranza di un futuro di pace", si è rinnovata la Festa per l'anniversario della giornata delle Forze Armate, che ha vissuto il programma ormai consolidatesi negli anni. I Supersanesi hanno, poi, visitato la Mostra di documenti storici nei locali del castello ed hanno potuto godersi un concerto di musiche patriottiche, in piazza IV Novembre, tenuto dalla Filarmonica "Città di Ruffano".
- 19 novembre 1999 - Nei locali di via A. Frascaro, al n.20,
è stata ufficialmente inaugurata la sede locale del Movimento "Azione
Giovani", con l'intervento di Roberto Tundo, e Cons. Regionale, di Francesco
Cimino, coordinatore di Collegio, e dei ?
Presidenti Territoriali della Provincia.
Un foglio, consegnateci dal responsabile del Movimento supersanese, recita
testualmente:
"Già da alcuni mesi il Movimento è in piena attività,
peraltro già operante in altre realtà nazionali, con l'obiettivo
di trasmettere idee e sentimenti, per superare definitivamente la stagione
del disimpegno e dell'indifferenza. Tale Movimento vuole caratterizzarsi per
il forte radicamento territoriale e popolare ed in particolare in quegli ambiti
locali, laddove si svolge l'attività dei giovani. Ciò che contraddistingue
il modo di essere di A.G., è la voglia di trasmettere il desiderio
di parlare attraverso la musica, il teatro, l'impegno sociale e l'associazionismo.
Per essere punto di riferimento di una generazione, bisogna viverla fino in
fondo ed accettare la sfida del cambiamento. E' questo un impegno particolarmente
gravoso, che
può tuttavia risultare povero di particolari soddisfazioni e successi,
ma che, proprio per questo, richiede il contributo di tutti i giovani supersanesi,
che oggi, forse, a torto o a ragione, ritengono di far parte di una collettività
che manifesta forte voglia di crescita".
- 20 novembre 1999 - Incontro dibattito organizzato dalla
sez. com.- AVIS "Settimio Modugno", presso l'Oratorio parrocchiale,
sul tema:
"Dalla donazione tradizionale a quella in aferesi e del midollo osseo".
Come relatori, sono intervenuti: la Dott.ssa Rosanna Picei, del Servizio immunotrasfusionale
P.O. "F:Ferrari" di Casarano e Giovanni Cantero, Presidente Unione
Salentina Thalassemici di Casarano. Li ha presentati Vincenzo Paiano, Presidente
della sezione AVIS di Supersano. Sono in-
tervenuti a porgere il loro saluto, il Rag. Mario De Donatis, Pres. AVIS Prov.,
il Dott. Bruno Corrado, Direttore Sanitario AVIS di Supersano, il Sig. Pasquale
Marzo-Maggio, Ass. ai Servizi Sociali del Comune di Supersano, ed il Sindaco,
Avv. Giuseppe Stefanelli, sempre all'insegna di"AVIS E' BELLO PERCHE'
UNISCE".
Il Consiglio Direttivo ha reso note le giornate della "donazione"
per il 2000: 6 gennaio, 7 maggio, 2 luglio e 1° novembre.
- 26/27 novembre 1999 - Una serie di iniziative prese dall'Amministrazione
Comunale per festeggiare l'anno internazionale delll'anziano, dedicandogli
due giorni di intrattenimenti: il 26, un convegno-dibattito, sul tema "L'anziano
e la Società: ruoli e prospettive", con l'intervento del Dott.
Eugenio Palese e del Dott. Luciano Provenzano; il 27, la proiezione di filmati,
tra cui la "Pizzicata", interpretato da Fabio Frascaro, che ha ricevuto
una targa-ricordo. La manifestazione, si è svolta presso l'OratorioParrocchiale.
- 28 novembre 1999 - Primo Congresso del PDS, con l'intervento di Camillo Macrì, Franco Pisano e Antonio Maniglie, rispettivamente Cons. Regionale, Cons. Provinciale eSegr. Prov.le D.S. Tema trattato: "Lai sinistra alle soglie del 2000".
"Ci va retu a lu tarloci...paca la murta e carciratu va!"
L'aneddotica popolare racconta che nel 1918 il Sindaco dell'epoca,
Luigi Ferrazzi, faceva bandire dal banditore, figura popolare ormai scomparsa,
che chi si recava dietro l'orologio veniva multato finanche carcerato. La
decisione fu adottata per scongiurare una prassi diffusa tra i cittadini di
recarsi dietro l'orologio per fare i propri bisogni.
Dalle ricerche svolte in questi giorni nel lavoro di sistemazione dell'archivio
storico è emerso che tal Isaia Petrarca,da Corigliano,nel 1864 ebbe
l'incarico dall'allora Amministrazione di costruire il nuovo registro a
quarti dell ' orologio comunale e gli vennero corrisposte il 15 giugno 1864
£. 127,50 per risarcimenti necessari (indennità di trasferta,
vitto e alloggio) e pezzi nuovi alla macchina dell'orologio già eststente.
Dalla deliberazione del Comune si evince che l'antico orologio suonava solo
le ore e i cittadini Supersanesi chiesero al Sindaco, il Dott. Francesco Saverio
Corrado, l'installazione ex novo di un registro dei quarti "per far sì
che i poveri malati potessero prendere in orario i loro medicinali ".
Grazie all'opera del Petrarca i cittadini furono accontentati. Il 15 settembre
1864 vennero terminati i lavori di sistemazione corrispondendo all'orologiaio
Isaia Petrarca una regalia di ducati 11,88 comprensiva di ducati 5,88 perspese
extra.
Nove anni dopo, il 18 aprile 1873, la macchina aveva già delle disfunzioni
per cui il Petrarca fu invitato, qui in paese, dall'Amministrazione del tempo.
Il Petrarca accomodò l'orologio e fece dei pezzi nuovi (Tali notizie
sono state rilevate dai Mandati di pa gamento dei bilanci di Entrate ed Uscite
negli anni 1864 e 1873 trovati durante la sistema zione dell'archivio storico
curato dalla Pro Loco a mezzo di Bavone Renato ed Elena Frascaro).
Intorno agli anni '20 l'orologio venne spostato dal vecchio Mu nicipio, sito
in piazza IV Novembre-vico San Pasquale all'attuale sito in corso Vittorio
Emanuele.
In tale occasione venne costruita la torre dell'orologio e la scala. In un
primo momento fu posizionato sul rosone posto sulla lapide dei caduti; successivamente
venne posizionato sulla torretta dove attualmente è sito.
La torre fu costruita dall'impresa Uccio Falco, da Ruffano. Si racconta (fonte
Nonna Ines) che durante i lavori il titolare. Uccio Falco, notava passare
tale Delia De Vitis, di cui si innamorò fino a portarla all'altare.
L'aspetto curioso è che per tali nozze lo sposo procurò due
cavalli bianchi tanto che "llassau lu scumpiju".
Il rintocco delle campane si sentiva e si sente da lontano tanto che la gente
era solita recitare che "l'orologio è rotondo e si sente per tutto
il mondo quando tira il vento di tramontana si sente da Ruffano la campana".
I recenti lavori di sistemazione sono iniziati nel gennaio 1999 con la pulizia.
Sono stati accelerati, con interessamento dell'Amministrazione Comunale e
grazie al lavoro volontario di Aldo Modugno, nel luglio 1999. Il 22 luglio
1999 è stato messo in funzione definitivamente. Le campane sono datate,
rispettivamente, 1851 e 1868 ed hanno riprodotti all'esterno, in bassorilievo,
l'una Gesù Bambino; l'altra San Michele, il nostro protettore.
Avv. Giuseppe Stefanelli
L'OROLOGIO
C'è una torre nella piazza,
di quant'anni non si sa.
Gli antenati ci han pensato
un orologio hanno installato.
Si sentivan tutte l'ore
scandire lentamente
ai quattro venti
i rintocchi e i quarti d'ora.
Per tanti anni non ha funzionato,
finalmente è stato riparato.
Il rintocco della sua campana
porta gioia a Supersano
Michelina Corrado
Lavoro e relax, cosi potrebbe essere presentata, questa volta,
la rassegna fotografica dell’asterisco. Comprende figure quasi tutte
scomparse, purtroppo, ed alcune di esse certamente emblematiche per l’immaginariodei
Supersanesi e ricorrenti ognora, perlomeno, come esempi da citare.E proprio
da due di queste eccellenti persone iniziamo la presentazione della rubrica
odierna, segnalandole come icone tra le più propositive, sia nella
vita della quotidiana comunità. Ci sovvien perentoria la botteguccia
“tutto compreso”, gelosamente e amorevolmente gestita da Rocco
Cossa, meglio conosciuto in paese come Rocco Davide”, nella quale, in
una indescrivibile, “ordinata confusione”, egli teneva tutto e
tutto li poteva e sapeva fare, sempre pronto a soddisfare ogni esigenza che
poteva veniredal particolare mondo artigianal-contadino. A questa figura oltremodo
esemplare, un’altra ne abbiamo voluto affiancare, quella di Amedeo Turlizzi,
L’”uttaru”-falegname a tutto servizio, mai stanco, anch’egli,
nel porgere con competenza e pazienza la sua opera, per ogni pur “discola”
esigenza extra-routine.Accanto a queste due foto, ne abbiamo selezionate altre
quattro, che ci propongono piacevoli momenti di relax, ed i personaggi in
esse ritratti, pare siano tutti data parola per offrirci un “compiacimento
disincantato”, evidentemente provato di fronte all’obbiettivo
dell’occasionale fotografo. Tutte foto miracolosamente salvate dall’indifferenza
del cassetto e proposte, soprattutto, all’attenzione delle giovani generazioni,
in qualche modo “estranee” alla realtà dei nostri giorni
passati. Vediamo in dettaglio cosa esse ci dicono:
- Foto A) =
Osservi attentamente il lettore in quale particolarissimo ambiente Rocco Cossa
aveva il piacere di lavorare, la “onnicompressiva” botteguccia
(4x2,5 mq.), là dove ci si poteva andare per la riparazione di qualsivoglia
attrezzo artigianal-contadino, oltre anche (udite, udite!!!) a quella di orologi
e sveglie di vario genere e forma e di diversa età. Questi era Rocco
Cossa, meglio indicato, si diceva, come “Rocco Davide” (il secondo
nome gli derivava da quello del genitore), nato a Supersano nell’aprile
1909) e sposato a Donata Mele e con quattro figli, morto il 27 febbraio 1995.Nella
foto, lo vediamo mentre è intento ad “oprar” con una mola,
fissata su di un bancone assolutamente “straordinario”. Questo
particolare ambiente di lavoro, è ancora quasi integralmente “conservato”,
un micro-museo in famiglia, non restio ad aprire la sua porta consunta dal
tempo ed a far entrare chi volesse toccar con mano una realtà, purtroppo
cancellata dalla inoserabile ga-
loppata del progresso. E' in via Cesare Battisti, al n.187.
Ma su Rocco Cossa, vogliamo spendere, ci sia consentito, una considerazione
affettiva, per ricordarne la squisitezza
d'animo e la sua totale accendi scendenza nei confronti del prossimo, e sempre
in umilissima veste. Era supportato in
questo suo essere dalla moglie Donata, donna fornita di una "verve"
simpatica e accattivante e di una esemplare umanità;
nei confronti del suo "Rorò" (così familiarmente spesso
lo chiamava), aveva, poi, una vera e propria venerazione.
- Foto B) =
Questa immagine, ci offre un altro personaggio che apparterrebbe ad un passato
dal sapore di favola, se
non lo ricordassimo come autentico, vero lavoratore. E' maestro Amedeo Turlizzi,
morto nel dicembre 1984, all'età
di 73 anni, che qui vediamo attardarsi intorno ad una vecchia botticella,
tutta da riparare, nello spazio antistante la sua bottega, in via Cavour,
al n. 54/A. Chi era "mescilu Amedeu"?
Emblematica figura di artigiano, quella del bottaio ("Uttaru"),
oggi completamente scomparsa, almeno qui da noi.
In verità, a Supersano, non ci sono mai stati dei veri e propri maestri
della botte e nei tempi che furono, non tanto remoti, i
Supersanesi si servirono spesso di "uttari" forestieri. La necessità
di avere in loco un esperto nel campo specifico, si era, però, sempre
sentita, poiché la nostra produzione vinicola è stata una delle
più rilevanti, non solo a Supersano, ma anche nel
Salento. Si pensi a quella risalente fino agli anni cinquanta, che assorbiva
stabilimenti vinicoli di enorme portata, come
quello dei F.lli Ferrazzi, del Dr. Bruno Manfredi e quelli dei F.lli Frascaro
(a, Supersano e a Torrepaduli), oltre ai tanti e tanti "parmenti"
che operavano in proprio. Tornando agli "uttari", si deve rilevare
che proprio la presenza di tanti stabi limenti vinicoli richiedeva, come detto,
la necessità di un esperto in botti, e che non fosse distante gran
che dal paese. Ricordiamo, infatti, che un maestro (ci sfugge, purtroppo,
il nome), oriundo gallipolino, si stabilì qui con la famiglia, rimanendo
nell'ambiente al servizio della "Vinicola Ferrazzi", ma servendo
anche chi del luogo avesse avuto bisogno del suo intervento. E chi ne seguì
le tracce, anche perché competente in falegnameria, fu appunto maestro
Amedeo, che gestiva una modestissima bottega in via Cavour, in cui disimpegnava
anche il mestiere di "uttaru".
Ma dopo la sua dipartita, ohinoi!, è venuto a mancare, purtroppo, il
riparatore di "buttazzi" e "buttazzeddhre". Avremmo augurato
a "mesciu Amedeu" ancora tanta e tanta vita!
- Foto C) =
Passiamo ad altro argomento e prendiamo in esame un gruppo di amici, che in
un giorno di festa del 1956, si sono ritrovati in via Cesare Battisti ed hanno
posato sul marciapiedi, nel tratto prospiciente il cortile d'ingresso alla
casa di Rocco Cossa, esattamente nel punto in cui oggi c'è il negozio-panetteria
di Franco Antonazzo. Che di vera posa si tratti, così come si diceva,
basti osservare come tutti i soggetti ripresi hanno tra le dita una sigaretta,
forse suggerita dalla moda di atteggiarsi in un certo qual modo davanti all'obiettivo
della macchina fotografica, o forse suggerita come "necessaria"
dal fotografo medesimo, che, in questo caso, non è stato occasionale,
poiché trattasi di Nino Cossa("Pizzichicchi"), da tempo scomparso
e che abitava nei pressi. Chi sono? Partendo dalla sinistra: Salvatore Rimo,
quindi Antonio Tarantino, Giuseppe Restae Michele Cossa.
- Foto D) =
Anche qui trattasi di messa in posa, fatta davanti ad un fondale paesaggistico,
corredo questo del fotografo che girava un po' per tutte le piazze con il
suo complicato marchingegno,specialmente durante i giorni dei festeggiamenti
patronali,anche se non era infrequente che questi artisti girovaghi, per sbarcare
il lunario, fossero presenti anche in altre occasioni festive, quali ad esempio,
l'Immacolata o San Giuseppe. Il luogo di sosta,qui a Supersano, era sempre
in piazza IV Novembre e sempre nella mattinata. La foto risale alla fine degli
anni trenta, in coincidenza della festa di San Michele. I personaggi ripresi
sono, purtroppo, tutti scomparsi, mamolto facilmente identificabili. Dalla
sinistra: Nini Calori, Vito Martucci, Vito Galati, e Nino Fusaro. Anche in
questa "posa" si vede come fosse d'obbligo l'ostentazione di una
sigaretta.
- Foto E) =
Questa foto è datata aprile 1948. La località è in zona
"serra", accanto ad una casupola diroccata, in occasione della pasquetta
di quell'anno. Così si trascorreva quella giornata di evasione qui
a Supersano: una salutare passeggiata in collina, percorrendo il tratture
che ancora fiancheggia il cimitero, a nord dello stesso, salendo su, costeggiando
il cosiddetto canale "Santimitri", ed uscendo al bivio, dove oggi
vi è la diramazione per l'ex preventorio e Casarano, nel tratto prospiciente
la casa di Ugo Santoro. Nella foto, riconosciamo perfettamente i soggetti
ripresi da un occasionale fotografoe che, partendo dalla sinistra, sono: Giuseppe
De Vitis, meglio conosciuto col familiare soprannome di "Siminzella",
viene poi Antonio Papalato, che cerca di attirare l'attenzione del fotografo,
alzando il braccio destro, quindi, seminascosto. Cesare Giurgola, poi, di
profilo, Ugo Santoro e, sulla destra, Uccio Pezzulla. Di questi, solo gli
ultimi due sono viventi.
- Foto F) =
Immagine di ben diverso argomento questa foto, risalente ali'8 aprile 1948.
E' stata occasionalmentescattata in via Vittorio Alfieri, angolo via V. Veneto,
e riprende un "quartetto" compratore ambulante di olive. Allora,
la compera avveniva a misura di "stuppeddhri", portandosi dietro
un sacco sulle spalle e girando per le vie del paese, al grido suggestivo
di "Ulìe, ci tene ulìe!". I quattro che posano, sono,
dalla sinistra, Toto Corrado, Michele Bavone, Mario Calati e Ugo Santoro.
Incuriosita, una bambina, Ada, che abitava nei pressi, e occasionalmente inquadrata
dal fotografo.
"E' scurutu, dduma la televisione ca nne ticimu lu rusariu!"

Altro che campionati di atletica! Le nostre vecchiette vestite
di nero hanno superato guerre, fame, carestie, ecc.
Chissà se riusciranno a superare anche la rottura di scatole dei giochi
televisivi delle serate nostrane.
Scusateci, ci vergognamo del nostro progresso!
Che cosa ci sta succedendo?
Siamo immersi in fenomeni di follia collettiva e stiamo perdendo la testa
credendo di divertirci...
Care vecchiette, prestateci il vostro fazzoletto nero per tapparci le orecchie
e non sentire la dabbenaggine televisiva italiana, che ogni sera è
trascinata in giochi che sono una lotta contro il tempo, per rispondere alle
domande.
Al confronto, le vostre serate erano un paradiso, nonostante il pettegolezzo
sull'uscio di casa, ai danni del malcapitato passante, mentre recitavate il
rosario insieme alle altre comari.
"Orapronobbi"..."Caru cumpare"...
"Virgu fidelisi"..."0rapronobbi"...
"Na cumbinate tè tutti li culuri,
ca nu tte ticu"..."0rapronobbi".
Abbiamo nostalgia di quel tempo.
Ogni comare e compare aveva tutto il tempo necessario per raccontare agli
altri ciò che aveva fatto durante il giorno e
i ragazzini all'incrocio, tutta la sera, a disposizione per trovare il modo
di far sanguinare le ginocchia o i gomiti nelle fin-
te battaglie.
Nelle nostre attuali serate, invece, è diventato di moda andare al
bagno solo durante gli intervalli con la pubblicità.
Le domande dei giochi sono assillanti, poste con ritmi sempre più incalzanti
e insostenibili in una lotta contro il tempo, senza che nessuno sappia spiegarneil
perché.
"Dai, forza, ci sei quasi, il tempo staper scadere, il tempo è
scaduto!".
La sera è diventata il prolungamento dello stress lavorativo della
giornata.
Ma l'obiettivo qual è? Rendere più ansioso il cittadino, oppure
si tratta della riedizione di un vecchio metodo didattico ancora in uso sotto
le capanne delle scuole africane, per indottrinare gli Italiani?
Delle domande rivolte ai concorrenti, alcune fanno piegare le ginocchia:
"Quante sono le dita di una mano?".
Se vengono fatte domande di questo genere, dobbiamo supporre che qualcuno
ancora non sappia come rispondere.
Infatti, molte vecchiette non hanno fatto neanche la prima elementare e, quindi,
la TV deve preoccuparsi anche di coloro che potrebbero non sapere quante siano
le dita di una mano,perché non hanno avuto la fortuna di frequentare
la scuola.
Il primo concorrente, per fortuna, è preparato e risponde esattamente
sia a questa domanda sia a tutte le altre successive, fi-
no a che non si ferma, perché non sa rispondere, ad esempio, alla quindicesima.
Scade il tempo, il primo concorrente resta fermo ed il conduttore della trasmissione
passa al secondo concorrente.
Come in una scolaresca di soli somari, le stesse domande vengono riproposte
al secondo con corrente, il quale, insieme ai te-
lespettatori, ha già ascoltato le risposte esatte date dal primo, e
così: "quante sono le dita di una mano?".
Se anche il secondo concorrente si blocca senza risposta ad una delle successive
domande, il conduttore ritorna al primo e gli
chiede ancora: "Quante sono le dita di una mano?":
Tutti i telespettatori, ormai, hanno imparato quante sono le dita di una mano,
ed in coro ripetono le stranote risposte, con
un ossessionante "orapronobbi", .. nazionale.
A quest punto,la povera e malcapitata vecchietta si sente rigirare lo stomaco.
Se la sua dignità le fa abbassare lo sguardo per-
ché non ha avuto la fortuna di imparare a contare le dita di una mano,
certamente non è disponibile ad essere trattata, oltre che da ignorante,
ancheda stupida. A lei le cose vanno detteuna sola volta!
Caro, Carlo Conti, posso farti uncomplimento? Sei il più simpatico
conduttore televisivo italiano e, grazie alla tua bravura, sei riuscito a
trasformare le banalità in uno spettacolo di successo!
Cara, Mamma RAI, posso farti una domanda? I tuoi figli, oggi, hanno conosciuto
il benessere, ma perché tu li stai
rincituillendo?
Osvaldo Casto
Salvatore Santo e Paolo Viva:
un attaccamento alla bandiera che oggi ha sapore di favola
Salvatore
Santo, 38 anni, e da 25 con la casacca della stessa squadra
Al momento di "andare in macchina" (4 dicembre
'99), ci ha piacevolmente interessati un fatto che non potevamo "dribblare"
per procrastinarlo all'edizione del luglio 2000, poiché avremmo peccato
per intempestività.
Cosa c'è stato di tanto "necessario",sì da indurci
ad intervenire in "tempo reale"?
Innanzitutto, il piacere di dover parlare di due compagini di calcio militanti
da tempo nello stesso girone di II Categoria:
la "Gioventù Supersano" e la "Nuova Supersano",
che quest'anno, e fino ad oggi, alla data del 12 dicembre respirano già
aria d'alta classifica. Dopo la tredicesima giornata, la "Gioventù"
è al secondo posto con 26 punti, dietro lo Spongano e con la "Nuova
Supersano", che incalza al quinto posto con 22 punti.
Bene per tutte e due, quindi, con l'auspicio che il successo, quello con la
"S" maiuscola, possa coronarle entrambe.
Oggi ci soffermiamo, però, a caratterizzare due elementi della "Gioventù
Supersano", o se volete, due suoi personag
gi, senza, con questo, pensare di voler sminuire il valore degli altri che
fanno parte della rosa. Qui si vuoi parlare di
Salvatore Santo e Paolo Viva, che potremmo definire rispettivamente come il
"nonno" ed il "nipote", nel senso che sono divisi da un
bei numero di anni: quattordici. Non solo, ma anche e soprattutto per l'attaccamento
e la fedeltà dimostrati verso i loro colori sociali, quelli di sempre.
Il Santo, quest'anno, ha festeggiato col pallone (sembra una metafora) le
"nozze d'argento", novello Vierchowod, sempre ben piantato lì
a centro campo a guidare i suoi cuccioli. Eletto Consigliere Comunale con
le ultime amministrative, riveste con competenza specifica l'incarico di Assessore
ai Lavori Pubblici e allo Sport. 38 anni, e ancora a far garrire la sua bandiera,
sempre la stessa, quella di sempre. Anacronistica, forse, la sua devozione,
in un momento in cui l'onnipotenza del denaro stravolge ogni passione e fa
"tradire" ogni casacca! Sembra lontano il tempo dei Giam-
piero Romperti o quello dei Franco Baresi, tanto per citare i "figli"
più "naturali" e rispettosi delle loro origini, che non hanno
mai tradito la loro razza. E di questa razza è anche Salvatore Santo,
che ancora, dopo 25 anni, è lì ad essere esempio di attaccamento
e passione, sempre per gli stessi colori sociali. La stessa strada pare stia
percorrendo un altro gioiello della "Gioventù Supersano",
Paolo Viva, di 24 anni, che da "pulcino" (aveva solo 14 anni) e
fino ad oggi, ha sempre seguito con tutta umiltà gli insegnamenti della
sua "chioccia". Ed i risultati non sono mancati, unitamente alle
belle soddisfazioni, tant'è che il Viva, nel corso del campionato in
atto, si sta esprimendo ancora su valori di tutto rispetto, evidenziando le
capacità di attaccante puro, consolidando il pingue bottino di circa
200 goal fatti in campionato e gloriandosi, per questo, del titolo che gli
viene coniato, quello di campione pugliese di categoria (e non solo). Quest'anno,
per non smentire le sue qualitàdi fromboliere, dopo sole undici giornate,
ha già realizzato ben 12 reti.
E il grande piacere di porgere oggi al lettore queste belle notizie, ci stimola
a credere ad un loro prosieguo, nella speranza che di altri giovani si possa
parlare, nonimporta se di questa o di altra squadra.
Paolo
Viva, l'attaccante della "Gioventù Supersano", che ha realizzato,fino
ad oggi,circa 200 reti.
...quando una sede di lavoro è vissuta
come "propria"...
Essere Direttrice nel Circolo Didattico di Ruffano
La
Dott.ssa Madrilena Papalato, attuale Direttrice Didattica nel Circolo di Ruffano.
Una Direttrice Didattica, nativa di Supersano, che si trova a svolgere il
suo lavoro proprio nel Circolo di Ruffano (comprendente la scuola materna
ed elementare di Supersano), non riesce a rimanere indifferente all'evento
e, almeno inizialmente, prova una serie di sensazioni nuove. Innanzitutto
sul piano personale, emotivo ed affettivo, perché certamente non si
tratta di un luogo di lavoro neutro. Inoltre, i troppi anni trascorsi lontano,
hanno inchiodato
i ricordi per cui persone e cose risultano contemporaneamente conosciute e
sconosciute.
Ma il sentimento predominante è di sostanziale agio, come se si occupasse
un posto di "naturale" appartenenza.
Sul piano professionale tali sensazioni diventano sfondo positivo, entro cui
progettare un servizio scolastico efficace. Uno sfondo che si rivela significativo
già in fase di "Analisi dei Bisogni" della realtà
scolastica e territoriale. Emerge, cioè, una sintonia di fondo con
l'ambiente in generale, frutto di una storia già vissuta ma ancora
viva e valida. E il valore di tale sintonia è ancora più evidente
nell'attuale momento storico della scuola italiana, caratterizzato da
veloci e profondi cambiamenti.
Si tratta, infatti, di costruire la nuova "Identità della Scuola",
attraverso la pratica dell'Autonomia, con il doppio obiet-
tivo di aderire ai bisogni formativi del territorio e mantenere costante l'apertura
alla realtà nazionale e mondiale.
Nella situazione del Circolo, si tratta di ricostituire un tessuto sociale
dando pieno spazio alle nuove problematiche
che interessano in special modo i giovani nell'ottica di un Sistema FormativoIntegrato.
In pratica, da un lato va resti-
tuito agli adulti un ruolo educativo come identità e proposta, dall'altro
va riconosciuto ai bambini e ai ragazzi il diritto a
crescere e capire in modo critico un mondo, per certi aspetti contraddittorio.
Il Piano dell'Offerta Formativa, elaborato dalla scuola, ben si coniuga con
il Progetto "Ragazzo Fortunato 2" dell'Am-
ministrazione Comunale di Supersano(compresa nel Bacino di Taurisano nell'ambito
della Legge 285/97): ambedue i
Progetti si pongono l'obiettivo di realizzare realtà di vita "a
misura dell'infanzia e dell'adolescenza", prevenendo o ridu-
cendo il disagio giovanile. L'istituzione di un Consiglio Comunale dei Bambini
e dei Ragazzi di Supersano, voluta dalla Scuola e dall'Ente Locale e che comprende
la fascia d'età materna-media, diventa un'occasione importante per
"simulare un Governo della Città" e realizzare esperienze
di cittadinanza viva. Naturalmente è un percorso
didattico, ma può rappresentare una sfida ad una certa scuola "scontata"
nel suoruolo e a un ambiente sociale quasi rassegnato e/o impotente nei confronti
della diversità e del disagio giovanili. Una sfi-
da che non troverà assenti gli operatori scolastici del Circolo, sicuramente
in grado di affrontarla con gli strumenti della
cultura e soprattutto dell'amore per i "piccoli" cittadini, protagonisti
fondamentali del futuro.
Madritena Papalato

ULTIMO GIORNO DI SCUOLA
Ora che stiam per lasciar la nostra scuola
ci rendiam conto che stiamo crescendo.
Un pensier triste mi viene in mente.
Si cerca di ridere per non piangere,
mentre cade giù una lacrima,
e con essa un ricordo.
Incominciammo da fanciulli
e subito ci affezionammo alla nostra scuola.
Con comprensione e pazienza
ci faceste da seconde mamme
e ci insegnaste a leggere e a scrivere.
Con gioia e felicità ridevamo e scherzavamo
non rendendoci conto che i giorni passavano.
Cade giù un'altra lacrima
e con essa un altro ricordo.
Tutti vorremmo ritornare fanciulli.
Il crescere mi spaventa.
Chiudo gli occhi
e penso ai bei momenti passati insieme.
Li riapro, ma non voglio lasciare i pensieri
che. se pur belli son,
mi riempion il cuor di nostalgia.
Non rivedremo mai più la nostra aula,
ci rimarrà sempre un dolce ricordo dei bei momenti.
Nessuno di noi riuscirà mai a dimenticarela prima tappa scolastica
che insieme abbiamo affrontato.
Ora, tutto ciò che mi rimane è una foto.
Mi pare di udir il coro della mia classe cantare.
Cadono due altre lacrime, e, con il cuore in gola,
comincio a cantare la dolce melodia
delle nostre canzoni.
Roberto Falco
Un punto di partenza per crescere nella consapevolezza
Il nome
La ricorrenza del Giubileo veniva annunciata al popolo dal suono del corno
di montone, in ebraico "yobel", "Jubileum" latino ed in
italiano"Giubileo". Tale annunzio veniva dato al termine di sette
settimane di anni, all'inizio del 50° anno; quindi l'anno giubilare si
celebrava ogni 50 anni.
Il significato
Il sabato veniva considerato e celebrato come il centro del culto; il sabato,
giornata piena di contenuto spirituale e dottrinale. Dio,creatore, al settimo
giorno,il sabato appunto, al termine dell'opera creativa, riposo. Il sabato,
perciò, assume una solennità e un significato del tutto singolare:
dal sabato della settimana, al sabato delle settimane: anno sabatico; dal
sabato degli anni al sabato del 49° anno (7x7=49), che segnava l'inizio
dell'anno giubilare, il cinquantesimo.
L'idea madre della celebrazione:
Dio Creatore
A Dio appartiene ogni cosa: ogni creatura canta a LUI. Il primo e fondamentale
significato dell'anno giubilare: Dio in tutto e in tutti. Tutto quello che
noi siamo e tutto quello che abbiamo, inneggia alla sua opera creatrice e
a LUI ne da gloria.
Nella Sacra Scrittura, il libro del Levitico, al cap.25, così recita:
"II Signore parlò a Mosè, sul monte Sinai,dicendo: "Quando
entrerete nel paese che io vi do... ". Dunque, a base e fondamento di
tutto: la terra è sua, EGLI ne è il Padrone.
La medesima idea riprende il Papa, nella preghiera in preparazione al Giubileo,
a livello più alto: "Sii benedetto, o Padre, che nel tuo infinito
amore ci hai donato l'Unigenito tuo Figlio, fallosi carne per opera dello
Spirito Santo, nel seno purissimo del-
la Vergine Maria ". Dalla piccola zolla di terra, all'ineffabile dono
di Gesù suo Figlio, è dono del Dio Padre misericordioso. Grandezza
e libertà patema di Dio, sono motivo e luce per la celebrazione giubilare.
Da questa presa di coscienza, nasce spontanea l'esigenza della nostra personale
conversione a Dio Padre, che nella categoria del tempo santificato, per l'opera
dello Spirito Santo, sollecita e attende. Grandezza e liberalità divina,
illuminano la celebra-
zione giubilare.
Per i cristiani, meraviglia dellemeraviglie, la domenica, Pasqua della settimana,
da gloria al Padre, che in Gesù Risorto
redime l'uomo e in essoogni creatura è riabilitata a cantare la sua
bontà misericordiosa.

Momenti dell'anno giubilare
Dalla sacralità del tempo, all'invito alla conversione del cuore, nasce il riconoscimento della dignità del prossimo, sia nell'individuabilità della persona, così come nel rispetto delle cose. E questo anche per il forestiero, che abita inIsraele.
A cominciare dal basso: la terra
Il settimo anno: non seminerai il tuo campo, non poterai la vite. Ciò
che la terra produce durante il tuo riposo, ti servirà per
nutrimento. 1 debiti: nell'anno del Giubileo, ciascuno tornerà in possesso
del suo. Se il tuo prossimo, che è presso di tè, cadrà
in miseria e si vende a tè, non farlo lavorare come schiavo, ma sia
presso di tè come avventizio o come domestico, fino all'anno del Giubileo;
allora partirà da tè, e, libero, ritornerà alla sua famiglia
(Lev.).
Credo che tanta liberalità e rispetto del bisognoso, non troverà
riscontro tanto facilmente in altre dottrine sociali. C'è ancora di
più e di meglio, se vivremo veramente in pieno la spiritualità
dell'anno giubilare: la liberazione dai peccati e dalle pene, da
noi per essi meritate.Liberazione, perché rimessi i peccati, e quindi
convcrtiti nel cuore, mediante il sacramento della riconcilia
zione. Dalla conversione, e con la riconciliazione, con dovute disposizioni,
l'indulgenza giubilare.
Non credo inutile, a questo proposito, ne sorpassato, ricordare le condizioni
indicate dal Catechismo della Chiesa Cattolica, e cioè: esame di coscienza,
dolore dei peccati, proponimento di non più peccare, accusa (sincera
e fiduciosa), penitenza, indi
cata dal confessore. Sarà del Signore,infinitamente buono e misericordioso,il
perdono. La Chiesa, nostra Madre premurosa, ci offre il dono dell'indulgenza
giubilare-plenaria, di cui il,Nuovo Catechismo dice: "L'indulgenza è
la remissione dinanzi a DIO, di pena temporale per i peccati già perdonati
quanto alla colpa (nel Sacramento della riconciliazione) per i me-
riti di Gesù, di Maria SS. e di tutti i Santi. Inoltre, ci suggerisce
anche di esprimere la nostra fede e pregare secondo le intenzioni del Santo
Padre.
Peculiare, poi, per l'indulgenza giubilare, è il pellegrinaggio, che,
nel pensiero del Papa, evoca il cammino personale del credente sulle orme
del Gesù Redentore; perciò, il pellegrinaggio diviene simbolo
della vita cristianamente vissuta.
Per finire: ecco un 'indicazine preziosa, a tutti possibile e meritoria (la
Penitenzieria Apostolica Ufficio-pontificio, cui spetta giudicare tutto quello
che riguarda la concessione delle Indulgenze): riconosce, come pellegrinaggio
giubilare, la visita per un tempo conveniente ai fratelli, che si trovano
in necessità e in difficoltà: carcerati, anziani, handicappati,
quale compi-
mento del pellegrinaggio verso Gesù Cristo, presente in loro, ottemperandoalle
consuete condizioni sacramentali
e di preghiera.
Don Antonio De Vitis
- Meju 'nu cumprimentu tè viu, ca 'nu monumentu
tè mortu.
- Se teni sordi, trovi sempre cucini.
- Ci cancia, ddifrisca.
- La facce cuntenta tè lu pòuru, ne taje fastidiu allu riccu.
- Ci nu rite mai, a 'ncapu tene sulu cuai.
- Ci è cuntentu cu face sulu casinu, nu tene ciriveddhru finu.
- 'Na fìmmina senza crazzia, è comu 'na minescia senza sale.
- Nu tè fare mai beddhru, cu ci nu tene ciriveddhru.
- Nu cunfunnire le religgione cu 'Ile pizzoche.
- L'arcu ca rrimane sempre tiratu, cu 'llu tiempu se llenta.
- Ci torme a 'nchinu, nu sente pùlici.
- L'abbitu pulitu, nu potè ccucciare 'n'anima balurda.
- Ci capisce nu sse face mai maru oppure: Pommu tè sani senzi, nu la
pija mai storta.
- Fessi 'nc'ete e fessi giùngune.
- Mara a ddhru cavaddhru ca nu vene cuvernatu sempre tè 'na stessa
manu.
- 'Na bona palora, nu bonu locu pija.
- Ogni murtaru fete sempre tè sale.
- Se hai truvare 'nn'acu, nu cunzumare ddo' cannile.
- Acqua ca se move nu puzza.
- Nu bonu cavaddhru se vite alla 'nchianata.
- Pe ci nu 'mbole fatica, è sempre festa.
Glossario di casa nostra
- PITALE = E' il vocabolo mediante il quale
viene indicato un qualsiasi vaso in terracotta, anche se lo si usa soprattutto
quando è di scena (anzi era discena, poiché oggi non più,
o solo raramente per bocca dei più anziani) la "capasa",
se in essa c'è da sistemare "apressa" i fichi secchi, oppure
peperoni "alla conza" e simili. Non sembri, però, il nome
come una nostra esclusiva voce dialettale, poiché è tale anche
nella lingua italiana (deriva dal tardo greco "pitàrion"),
con la differenza che in
questa ha il significato specifico di "vaso da notte", "orinale",
ma sempre interracotta.
- SALORA = II significato che si da alla parola
è quello di "acqua zampillante da una buca". Lo si usa (o
lo siusava), quando si vuole indicare, appunto, la presenza di acqua piovana
in campagna, nelle spaccature del terreno,provocate da perdurante siccità.
Il termine, deriva certamnte dal greco "Sàlos, ou", che significa
proprio "acqua zampillante". Si precisa inoltre che tale
espressione ricorre solamente nell'ambito dei contadini.
- SGUESCIU = Sta per "mento storto".
Per dirla in dialetto nostrano, ecco l'espressione "vangareddhru sguesciu
o smersu". Difficile poter dire quale possa essere l'etimo di questo
particolare vocabolo, oggi in disarmo, che non sia la dialettizzazione dell'aggettivo
italiano "squincio", che significa "obliquo".
La qual cosa ci porterebbe a concludere che un "mento squincio"
non potrebbe non essere che un "vangareddhru sguesciu".
- CAZZICA/SCAZZICA - In paese, ma non solo
qui a Supersano, la "càzzica" o la "scàzzica",
sta per "piccolo, impercettibile rumore". Dei due, però,
il primo assume più specificamente il significato di "pochino".
Di che cosa? Di tutto, visto che si può dire, ad esempio, '"na
càzzica tè pane, tè casu,tè foje, ecc." (un
poco di pane, di formaggio, di verdura, ecc.). Il secondo, scostandosi dal
significato di base, diventa una voce verbale dell'infinito "scazzicare"
(stimolare-pungolare).
Ma, stimolare che cosa? La risposta è variegata, per cui ci si può
"scazzicare" la fame con un preparato appetitoso,
oppure ci si può "scazzicare" alla presenza di una donna
ben "fornita", o, invertendo le parti, per un maschio "all'altezza
della...situazione". Insomma, la nomenclatura del discorrer paesano,
non è certo pigra nel fornire materiale colorito e spunti azzeccati,
per la formulazione di proposizioni sempre piùcomplete e compiute.
SCHIDDHRARE -Non è infrequente, come
si è visto, il caso in cui nell'uso del linguaggio, un termine acquisti
uno o piùsignificati. Nello specifico, il vocabolo si presenta bivalente:
rompere i timpani col gridar stentoreo, oppure riaversi (tornare in sé)
dopo una esagerata libagione. Esempi: "M'hai schiddhratu le ricche (mi
hai rotto i timpani delle orechie) e "l'hai
schiddhratu lu mieru?" (lo hai digerito il vino/la sbornia?). Non è
infrequente in paese che qualcuno, nella dizione,non modifichi il termine
in "schitratu", al posto del più consumato "schiddhratu".
La provenienza del termine? Siamo portati a credere che il
vocabolo in questione, nell'accezione di "rompere i timpani con un rumore
da ultra-decibel", sia un derivato del verbo "squillare".
Viaggio nella memoria. 2 giugno 1946: "Alle
urne, alle urne,
per votare chi per le "britelle" e chi per la "cighia"!
! !"
Supersano elettorale,
agli albori della democrazia
Usciti dalla guerra, gli Italiani si affacciano alla vita
democratica del Paese ed affrontano le prime elezioni, per la
formazione dell'Assemblea Costituente, con il compito di elaborare una nuova
Costituzione dello Stato Italiano, che avrebbe sostituito lo Statuto Albertino,
durato esattamente cento anni.
Le elezioni, come si sa, si svolsero il 2 giugno 1946, ma la promulgazione
ufficiale delle nuove leggi dello Stato avvenne nel 1948. Unitamente alla
elezione dei mèmbri della Costituente, un'altra ne venne proposta,
quella relativa al Referendum Istituzionale per la Monarchia o la Repubblica.
E Supersano, almeno nei giovani, o relativamente giovani, visse questo impegnativo
momento storico, assaporando il "piacere" di recarsi per la prima
volta ad esercitare il voto. Tra l'altro, l'Italia vede le donne ammesse al
voto per la prima volta. Erano stati 1.810 gli elettori abilitati, su un totale
di circa 3.700 abitanti.
Al tempo, le sezioni assegnateper Supersno erano state tré e dislocate
in piazza IV Novembre ed in Vico Giardino. Nel corso dello spoglio, la piazza
e le finestre che davano su detti seggi, erano colme digente, curiosa e divertita,
che seguiva "in diretta" lo "spettacolo" nuovo dello spoglio,
e ogni cinquanta/sessanta schede scrutinate, un "banditore" occasionale,
forniva in "temporeale" e in dettaglio, agli "spettatori",
un po' ad alta voce, il numerodelle preferenze acquisite da questa o da quella
lista, anche se l'attenzione era concentrata soprattutto (ve-
dremo perché) sui risultati della DCe dell'UDN.
Si sappia, per inciso, che già erano affiorati i dissidi politici (partitici)
tra la corrente che affiancava lapersona dell'Avvocato Michele Frascaro, ex
Podestà, ma ancora in carica come sindaco, e quella dell' emergente
figura politica del Dottor Arcangelo Magli ("Don Giovacchino"),
suo oppositore.
Le prime schermaglie tra i due,come detto, si erano già rivelate, pur
se timidamente, e le posizioni, anche se non ancora perfettamente definite,erano
già in embrione.
L'anno 1946, è quello dell'esordio vero e proprio al voto. Il movimento,
qui, "grazie" a questi due uomini di casa nostra, già pronti
a darsi battaglia, non candidati, ma schierati, l'uno con la Democrazia Cristiana
(Arcangelo Magli) e con l'U.D.N., l'altro, (Michele Frascaro) è già
in atto. E qui bisogna aggiungere che l'attaccamento dei Supersanesi a "don
Nino", il loro Podestà ed il loro Avvocato, pur dopo il crollo
del Facismo e la disfatta bellica, era rimasto pressoché intatto, e
lo dimostrò il fatto, in merito alla Costituente, che lo scarto dei
voti per gli emblemi rispettivamente appoggiati dai due, era stato abbastanza
eloquente ed a favore dell'Avv. Frascaro: 975contro 467.
La campagna elettorale fu relativamente movimentata, da
non paragonare, certo, alle altre che da quel momento, purtroppo, il paese
visse.
Pochi comizi e più incontri di..."chiazza e bacchettoni".
Qualche intervento dal podio fu fatto, pensate un po' !, nell'interno del
cortile del castello, di proprietà Manfredi, là dove la gente
prendeva posto come fosse a teatro, ed ascoltava qualche sparuto oratore,
in questocaso di marca "frascariana", natural mente. Ci sovviene
alla memoria, il particolare di un intervento, fatto nel corso di uno di questi
discorsi,tenuto dal Dottor Eugenio Frascaro, fratello dell'Avvocato. Interrompendo
il suo dire (non certo così forbito come quello del fratello) e rivolgendosi
con intenzione all'uditorio, l'oratore soggiunse: "Credo che abbiate
capito perfettamente quello che ho voluto dirvi!". Al che, un tal T.
M., con voce grave e tonante, alzandosi di scatto, replicò:"...e
se aggiu capitu jeu...!".
Erano, come detto, le elezioni per la composizione degli schieramenti dell'Assemblea
Costituente, delegata alla formulazione degli articoliche avrebbero corredato
la nuova Costituzione dello Stato Italiano.
Ma fu, quello dell'Avv. Frascaro, il canto del cigno, prima di lasciarsi superare,
a partire dal 27 ottobre dello stesso anno (prime elezioni amministrative),
dal Dott. Magli, che in quella, come in ogni successiva tornata elettorale,
si avvantaggiò sempre sul suo diretto antagonista, anche se con lo
scarto di un pugno di preferenze(da un minimo di 37 ad un massimo di 66 voti),
e fino alle elezioni comunali del 1964, anno in cui il Magli si ritirò
vin-
cente dall'agóne politico, concedendo spazio alla figura emergente
del Cav. Vito Musio. E noi? Confessiamo che noi, per essere stati convinti
e fedeli seguaci di "don Nino", fummo, purtroppo, sempre perdenti...
Non andremo avanti per trattare quanto avvenne nelle successive competizioni,
avendo voluto evidenziare solo questo avvio alle libere elezioni, sgravandoci
con ciò dal rivivere tante amare esperienze vissute dai Supersanesi,
tra cui, la più scioccante, quella relativa all'episodio del "tàccaru",
verificatosi l'infausta sera del 17 ottobre 1946, che non poco sconvolse le
nostre coscienze e la tranquillità delle nostre famiglie. Fermiamoci,
quindi, qui e prendiamo in esame i numeri che interessarono il nostro paese,
emersi in occasione della storica data del 2 giugno 1946.
1) - Elezione dei rappresentanti all'Assemblea Costituente.
* Elettori: n. 1.810
* Votanti n. 1.647 (91,0%)
* Voti di Lista validi: P.C.I. (1);
P.S.I.U.P. (33); Partito d'Azione (1);
P.C.S. (4); P.R.I. (8); D.C. (467);
U.D.N. (975): B.N.L. (8); M.D.M.I.
(21); M.U.I. (25); Voti nulli: 104; Sche-
de bianche: 20.
- Legenda: PCI (Partito Comunista Italiano); PSIUP (Partito Socialista Italiano
di Unità Proletaria); Partito d'Azione; PCS (Partito Cristiano Sociale);PRI
(Partito Repubblicano Italiano); DC (Democrazia Cristiana); UDN (Unione Democratica
Nazionale); BNL (Blocco Nazionale della Libertà); MDMI (Movimento Democratico
Monarchico Italiano); MUI (Movimento Unionista Italiano).
2) - Referendum Istituzionale perMonarchia o Repubblica.
* Voti validi: 1.561 - Repubblica:
voti n. 114 - Monarchia: voti n. 1447 -
Schede nulle: 86 - Schede bianche: 65.
E' noto che la Costituzione della Repubblica Italiana, firmata il 27 dicembre
1947 da De Gasperi, De Nicola e Terracini, entra ufficialmente in vigore il
1 ° gennaio 1948. La Monarchia, che aveva ottenuto larghi consensi nell'Italia
meridionale, dovette cedere ad un più consistente supporto dei repubblicani
nell'Italia centro-settentrionale
Annotiamo un momento di "colore", nel contesto delle elezioni che
riguardarono appunto il Referendum: una scritta murale, rispecchiando le tendenze
preferenziali non solo supersanesi ma salentine in genere, recitava testualmente,
un po' in lingua evidentemente incerta:"Vuoi le britelle? Vota Monarchia!
Vuoi la cighia? Vota Repubblica!". Il significato, nelle intenzioni degli
"untori murali", sembra ovvio, nel senso che votando per il Rè
saremmo stati bene, e non così, invece, con il voto concesso ai Republicani.
Gino De Vitis
Il servizio ci suggerisce la opportunità di proporre
a confronto, anche come mera curiosità, due foto scattate a 53 anni
l'una dall'altra,che assommano, nell' insieme, oltre mezzo secolo di vita
amministrativa supersanese. L'occasione ci porterebbe a fare tanti e tanti
raffronti, poiché tanti e tanti potrebbero essere i possibili motivi,
ma qui vogliamo solo porre a confronto l'età media dei Consigli Comunali
della prima fascia con quella della più recen
te, servendoci di una base rapportata al primo e all'ultimo: 1946-1999.
Dati anagrafici alla mano, relativi ai due schieramenti, ecco l'interessante
risultato, che vede una quasi totale "dimenticanza" verso i giovani
nel '48, ed una completa apertura, oggi, 1999, nei loro confronti. Il che,
a parer nostro, porta ad uno "sbilanciamento", sia nell'uno che
nell'altro verso, nel senso che l'inserimento di forze giovani
(operato con moderazione) è senz'olirò necessario, così
come non guasta certo la presenza di persone di una provata esperienza di
vita vissuta, oltre che strettamenteanagrafica.
Esaminiamo le due foto: la prima risale al 1946, anno in cui si installa l'Amministrazione
Magli, subentrata a quella ventennale del Podestà, Avv. Michele Frascaro.
Qui non è ripresa l'intera rosa dei consiglieri eletti, ma solo una
parte. Vediamoli nel dettaglio, partendo dalla sinistra in alto (in piedi):

Eugenio De Vitis, Michele Natale
Nutricato, Geremia Petracca fu
Bonafede, Tommaso Donato Bagli-
vo, il Geom. Giuseppe Corrado, il
Sindaco Arcangelo Magli (seduto),
il Segretario Comunale, Luciano
Alemanno, Luigi Gualtieri, Serafi-
no Corrado, Rocco Manganare,
Giuseppe Corrado ("Foscarini").
Seduti: Michele Frascaro fu Cosi-
mo, Antonio Marzo, Oronzo Corra-
do, Geremia Petracca fu Emilia,
Antonio Agrosì e Fiorentino Prete.
Non facevano parte della maggioranza (DC), Michele Natale
Nutricato e Geremia Petracca fu Emilia (Civica "Quercia").
La seconda foto, riprende l'attuale Consiglio Comunale, insediatesi lo scorso
13 giugno. Forse non è superfino, ne per i Supersanesi d'oggi, e meno
ancora per chi ci potrà leggere nel futuro, indicare i nomi dei consiglieri
in carica. Vediamoli, in una seduta collegiale, tenutasi il 3 novembre 1999,
partendo dalla sinistra (in piedi):
Piero Malorgio, Franco Rillo, Massimi-
liano Maglie, Anna Baglivo, Assunta
Legittimo, Salvatore Santo, Bruno
Contini, Bruno Corrado, Michele
Nutricato, Francesco Leo, Bruno
Maglie e Massimo Vergari. Seduti:
Michele Frascaro, M. Concetta Vin-
centi, Pasquale Marzo, Giuseppe Ste-
fanelli e Marcella Fagliarmi, Segre-
taria Comunale. E' assente Roberto
De Vitis.
due nomi per lo stesso paese
o due ben distinte località?
• Prima di dover dire l'ultima parola sulla disquisizione sempre "in
fieri" tra il nome SUPERSANO e quello di SUPPLESANO, abbiamo voluto "arzigogolare"
ancora un po', o su due diversi modi di indicare, forse, una stessa località,
oppure convincerci di essere di fronte a due paesi diversi.
Molto incuriosisce, è vero, la quasi omonimia tra SUPERSANO e SUPPLESANO
(o SUPLESSANO) e si è
portati a credere che i due nomi stiano ad indicare lo stesso paese e che
forse un refuso tipografico, visti i tempi in
cui le carte sono state stampate, abbia generato un tale "scompiglio
", per cui più volte è stato segnato con il primo, meno
con il secondo (su carte da noi possedute e risalenti rispettivamente ad una
manoscritta della fine del '500, ad una a colori del 1615 e ad una terza,
indicante la Terra d'Otranto, edita a Roma nel 1714).
E lo abbiamo creduto anche noi, non avendo avuto la possibilità di
poter dimostrare il contrario, che, cioè, le due località
potessero essere due ben distinti paesi.
Un primo larvato dubbio, però, lo abbiamo avuto, scorrendo quanto è
riportato nel "Dizionario geografico-ragionato"
del Regno di Napoli, nella edizione curata nel 1805, a Napoli, da Lorenzo
Giustiniani, il quale osserva che "la voce del paese è indicata
come "Supplesano ", in diocesi di Ugento e non l'ho mai letta "Supersano
", come altri dice...".
Cosa intende il Giustiniani con la postilla "come altri dice"? E',
forse, lui non convinto di ciò che altri dice, e cioè che
le due località non siano la stessa cosa ?
Forse, ed ecco, allora, il dubbio quale potrebbe insinuarsi e rendersi più
attendibile, se scorriamo il volume di Luigi Anto-
nio Montefusco, "Le successioni feudali in terra d'Otranto", alle
pagine 501 e 503, riferite rispettivamente a due località,
SUPERSANO e SUPPLESANO, voci (questo è il punto) ben distinte, l'una
dall'altra, con notizie relative a due diverse
in feudazioni. Orbene, la voce SUPERSANO è dedicata alla memoria della
Principessa di Tricase, D. Bianca Gallone, mentre quella di SUPPLESANO lo
è per Annamaria De Meo. Trattasi, allora, davvero di due ben distinte
località? Pur se geograficamente molto vicine tra loro, e nel basso
Salente, ci sarebbe proprio da crederlo, e lo dimostrerebbe un altro particolare.
Seguiamo con attenzione il su citato volume del Montefusco e vediamo cosa
l'autore dice, a conclusione delle note su SUPERSANO e riferite fino all'anno
1765, con la morte di Francesco, figlio di Beatrice del Marchesi Sersale.
Ebbene, l'estensore della relazione aggiunge che SUPERSANO segue, poi, le
vicende feudali (si badi bene!) di Tricase, mentre, operando la conclusione
del servizio su SUPPLESANO, si legge che il feudo viene venduto a Niccolo
Caracciolo nel 1724 e che da questa data, il feudo, quello appunto di Supplesano,
segue le vicende feudali (si badi ancora bene!) di Melissano.
Cosa vuoi dire? Che ci troviamo davvero di fronte a due paesi siti in due
differenti terrìtori, pur se assai vicini tra loro?
Fino ad oggi, non ne eravamo convinti e ci sorprendeva non poco la parola
con cui si indicava il paese ("Supplesano", o
"Suplessano", o "Supelsano"), ma ora qualche dubbio, ripetiamo,
comincia davvero a far capolino e a prendere una certa
consistenza. O no?
Zirlio d’aprile
Era buona la luna in quella notte d'intese.
Anche lei era pronta e lui solerte la prese.
Dispose il mantello e i fianchi le cinse.
Lei spense la luna, poi le spalle gli avvinse.
E furono soli in quel prato silente,
un alito solo, un solo bisbiglio.
Parve cessato in quel punto ogni palpito,
ogni verso concluso, ogni spasimo terso.
E furono soli, un immane portento,
mentre un grillo indeciso azzardava un accordo.
Ma lei pianse e poi rise, senza vera ragione,
esplose lungo i viali, per orti e canali.
S'ode lontano una sirena che stride.
Lontano fruscio di falene nella notte che viene.
Le disse: "E' già tardi, riposa".
E depose sul grembo semi di rosa.
Furono schianti di tuono e di lampi
in quella notte acre di gomma bruciata,
furono urli in quella notte funesta,
il balenìo colorato d'una notte di festa.
E ci fu chi davvero credette alla festa del santo
e si perse confuso, in bisbigli e commenti,
ed eran già tanti gli strepiti e il pianto.
Si tolse il berretto e le mani congiunse
in sommessa preghiera, in quella notte di furia,
innanzi a quei cancelli divelti, ai comignoli infranti.
Unfrinìo di cicale nel mattino s'addensa
e ripido sale dagli ulivi al canneto:
anche il vento oggi è cheto nella piana rovente.
All'ombra d'un tiglio, una donna ed un figlio
che sugge al suo petto con malizia e dispetto.
Lei canta, stamane, sa che le tocca.
Canta e batte le mani, intanto che pigro
il meriggio già s'arruffa alle fronde.
E pure il cane al suo fianco sbava e latra ogni tanto.
Canta un inno solenne, ma le piange la voce,
che quell'antico versetto non lenisce il rimpianto,
non spegno l'arsura che corrode ogni affetto,
quella pena sottile, la puntura d'insetto
che la costringe ogni notte a rigirarsi nel letto.
Uno zirlìo di grilli negli orti e lungo i viali,
un fruscio di falene perse tra i fanali.
Era buona la luna, tumida e solerte,
ed anche lei era pronta a corolla già aperta.
Lui dispose il mantello al riparo d'un tiglio
e ai fianchi la cinse, stelo di giglio.
Presago, le disse: "Sii certa" e un figlio le chiese.
Un ninnolo al dito e quel bimbo le rese.
Michele Fiore