
Il nostro Giornale
Anno XXVI - n° 57 Supersano, 25 Dicembre 2002
Direttore responsabile: GINO DE VITIS
Notizie flash, Don Giuseppe Indino, Supersano...ieri, Racconto, Spiritualità, Dottor Rocco Devitis, Preventorio, Modi di dire, Considerazioni di uno psicologo, A.N.S.I, A.S. SUPERSANESE, GMG , Pillole di storia,Un gradito ritorno, Arte, Imprenditoria supersanese
Lettere al Giornale
Parabita, 13 luglio 2002
Dopo aver letto la lettera della signora Sanapo
Carissimo Gino,
l'appuntamento col Nostro Giornale, a luglio e a dicembre, è sempre
una graditissima sorpresa. Pertanto ti ringrazio vivamente di farmi sentire
sempre partecipe della vita di Supersano, mediante questo utilissimo strumento
di comunicazione.
Ti mando un intervento che mi è scaturito in seguito alla lettura della
lettera della signora Adele Sanapo sull'ultimo numero del giornale che mi
hai inviato. Qualora lo riterrai opportuno, ti prego di pubblicarlo sul prossimo
numero (è stato/atto in altra pagina, ndr.). Ti chiedo, a lettura avvenuta,
di dare tu il titolo che riterrai opportuno.
Vivissimi auguri di ogni bene e cordiali saluti.
Luciano Provenzano
Orbassano, 28 ottobre 2002
Un accorato invito ad onorare la memoria di una illustre figura medica
Caro Gino,
una strana sensazione mi assale ogni volta che torno al mio paese, percorrendo
il corso V. Emanuele (anche se in automobile). Cerco di farlo ad andatura
d'uomo, per poter richiamare alla mente, attraverso i ricordi sbiaditi, le
scene di vita vissute in quegli anni e mi accorgo che ne conservano ancora
l'apparenza.
Vedo i palazzi che si affacciano sulla via centrale, privi ormai, delle persone
che vi abitavano.
Con il loro trapasso, hanno lasciato rimpianto in quanti insieme ad esse hanno
vissuto. Tra queste, il Dott. Rocco De Vitis (ricorre il quinto anniversario
della sua dipartita ndr.), che con grande impegno si è applicato professionalmente,
senza trascurare il sociale.
Ma al destino d'ogni uomo, nessuno si può opporre e contrastare il
compimemto del corso che il fato ha già tracciato. L'uomo , però,
può in altri casi intervenire, perciò rivolgo fiduciosa all'Amministrazione
Comunale di Supersano, un accorato invito a voler onorare la memoria di questa
illustre figura medica, col dedicarle la intitolazione di una via a suo nome,
riconoscenti
delle sue premurose cure rivolte aiSupersanesi.
E', questa, l'occasione fornitami dalla lettura del n. 54 de "II Nostro
giornale", per associarmi ai tanti Supersanesi che, se pur lontani, mantengono
saldo il legame con il passato, grazie anche all'ausilio del giornale, il
quale, con le sue informazioni, ci rende partecipi della vita delpaese.
Auguri di cuore. Direttore, e tanti ancora per il 25° anniversario de
"II Nostro Giornale", per una sua sempre più allargata diffusione,
con l'ausiliodi un perenne cammino.
Con stima
Gioconda Ghetta
- Errata corrige = Le voce
"Giuseppe Gragnaniello", in-
serita nell'elenco dei collabo-
ratori al n. 55 del giornale, de-
ve leggersi "Guglielmo Gra-
gnaniello ".
17 agosto 2002 - X DREAM
E andata molto bene la seconda edizione di X-Dream. È vero che c'è
stato bisogno di un dispendio maggiore di forze, sia organizzative che artistiche,
coinvolgendo molta gente, gran parte di questa offertasi spontaneamente, ma
ne è valsa la pena. È stato soprattutto il livello artistico
ad aver enorme risonanza. Ci hanno onorato della loro presenza ospiti di calibro
nazionale, come Fabiola e Alex, provenienti da uno dei più grandi network
italiani (Rin Radio Italia Network), con il loro Los Quarenta Live, ma abbiamo
avuto soprattutto la fortuna di ospitare una delle date mondiali dell'Enter
Tour 2002, di un grande dj e pro-
duttore romano, conosciuto in ambito mondiale: Dj Vortex, che ha deliziato
il folto pubblico con una sua bellissima performance. E non è certo
poco, se si pensa che dopo la sua tappa a a Supersano si è esibito
in Columbia, al Mission Club ed in Olanda, ad un megaparty, per rappresentare
l'Italia.
Un grazie vivissimo, per questo, allo staff organizzativo del GGS, oltre che
agli sponsor, ai Supersanesi che hanno supportato l'evento ed all'Amministrazione
Comunale, per il fattivo aiuto concessosi. A nome mio personale e di tutto
il GGS, un cor-
diale saluto ed un arnvederci ai prossimi incontri.
Giampiero Zezza
- 17 Maggio 2002 = Lo scorso anno scolastico
ha visto gli alunni del Comprensivo di Supersano partecipare al Primo Concorso
di poesia "Premio Acquarica del Capo", il cui tema era "Mare
Mediterraneo". Si poteva partecipare con poesie in lingua italiana o
in dialetto salentino. L'obiettivo della Commissione era quello di "incitare"
i giovani del Basso Salento a riflettere, ad esprimere le loro emozioni, i
loro sentimenti e... ci sono riusciti appieno, visto il numero cospicuo di
poesie presentate (circa 700) e il contenuto delle stesse. Il primo premio
è stato ottenuto dalla piccola Francesca Puce, frequentante la classe
quinta elementare, con la poesia "Nu giurnu...
Il testo: "Nu giurnu..."
Nu giurnu u mare me tisse crazie.
Ne rispusi: tè nenti.
Eccone la motivazione espressa dalla Giuria: "La brevità epigrammatica
di questa poesia, che si risolve in due battute di un dialogo apparentemente
banale tra il mare e l'uomo, punta tutto sulla supposizione del non-detto
nel rapporto tra i due interlocutori (pare il finale di un lungo dialogo),
sulla supposizione di un legame antico e su un originale capovolgimento semantico.
Essa dimostra inoltre che la poesia non è logorrea, accumulo di parole
retoriche ed altro. Ma intuizione, pennellata rapida ma efficace, capace di
cogliere con poche parole l'essenza della realtà, e capace, al tempo
stesso, di sciogliere la fantasia". Francesca, ho sentito il bisogno
di unire la mia voce a quella della commissione, ma la mia è la voce
della tua inse-
gnante che per cinque anni, giorno dopo giorno, ti ha vista crescere e maturare.
Pur senza voler assumere toni deamicisiani, voglio dirti che di tè
ho apprezzato non solo le tue non comuni doti intellettive, ma anche la giovialità,
la spontaneità, la capacità di coinvolgere i tuoi compagni sia
nel gioco che nelle attività prettamente scolastiche. Ti auguro un
felice prosieguo negli studi e ti invito a rimanere sempre così semplice
e rispettosa di tutti e di
tutto. (Concettina Papalato).
-10 giugno 2002 = II Comune di Supersano informa con manifesto
la cittadinanza che il Consiglio Comunale, nella
seduta del giorno prima, aveva definitivamente approvato la conversione con
l'Acquedotto Pugliese, relativa al servizio di gestione della fognatura nera
nel centro abitato. Intanto veniva aperto uno sportello per la raccolta delle
domande con cui chiedere l'allacciamento delle abitazioni alla rete fognante.
- 23 giugno 2002 = II locale Circolo di Rifondazione Comunista
ha organizzato un incontro sul tema: "I referendum sociali: più
diritti per tutti", con l'intervento del Cons. Reg. Michele Losappio.
Mauro Pascariello (Verdi) e Salvatore Labriola (CGIL). Il dibattito,tenutosi
nel tardo pomeriggio in piazza IV Novembre, è stato condotto da Michele
Frascaro, Segretario del Circolo locale del P.R.C. Per la circostanza è
stato predisposto un tavolo per la raccolta di firme, utili a richiedere referendum
sociali.
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- 23 giugno 2002 = Nella notte è venuto a mancare,
a Galatina, il Prof. AldoVallone. Vogliamo qui ricordarlo come nostro attento
lettore e quale nostro insegnante di Lingua e Letteratura Italiana al Liceo-Ginnasio
"P. Colonna" di Galatina, verso la fine degli anni quaranta. Ci
inorgoglisce, poi, il fatto che le pagine de "II Nostro Giornale"
occupassero, così come ci riferiva il figlio Giancarlo, occasionalmente
incontrato negli uffici della "Editrice Salentina", un posto privilegiato
negli scaffali di casa sua.
Nato a Galatina il 1° novembre 1916,compie gli studi universitari a Firenze
e a Torino, dove si laurea nel 1940. Titola-
re nei Licei dal 1942, diviene, poi, per concorso. Preside, Provveditore agli
Studi, Ispettore Centrale al Ministero della
PI. Libero docente di Letteratura Italiana dal 1955, insegna presso la giovane
Università di Lecce. Vincitore nel 1967 del
concorso di Filologia dantesca, viene chiamato alla cattedra di Lingua e Letteratura
Italiana presso l'Ateneo Barese e,
da qui, nel 1972, a quello di Napoli, alla Facoltà di Lettere e Filosofia,
dove insegna fino al 1987, termine della sua car-
riera. Tra i tanti e tanti riconoscimenti che l'illustre studioso galatinese
ha ricevuto, ci è particolarmente gradito segnalare
l'alta onorificenza concessagli dal Comune di Firenze, con la consegna di
unamedaglia d'oro, che "inscrive oggi il Vallone nella serie dei ventidue
premiati con l'aurea medaglia, riservata a dantisti e traduttori stranieri,
ma anche a studiosi italiani, illustri maestri del dantismo del secolo nostro
". Si era, quindi, ritirato a Galatina, sua città natale, dove
si è spento alla veneranda età di 87 anni. Ai familiari del
Prof. Vallone il nostro più sentito cordoglio.
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- 6/7/8 luglio 2002 = Tre intense giornate per onorare degnamente
la B. V. di Coelimanna, nostra Patrona, in occasione del suo anniversario.
Nel novero dei festeggiamenti, le luminarie, i fuochi pirotecnici e le rituali
bande musicali, che quest'anno si sono così succedute: Città
di Veglie (Dir. C. Costa), impegnata per la solenne processione della vigilia
del 6 luglio, mentre Città di Lecce (Dir. G. Garofalo) e Città
di Gioia del Colle (Dir. G. Donateci), hanno agito domenica 7 luglio. In aggiunta
alle canoniche programmazioni, c'è stato un "anticipo", la
sera del 5 luglio, con la esibizione della Corale Supersanese, diretta da
Cinzia Corrado, ed il giorno 8, con lo spettacolo "Napuletamiamo !"
(musica napoletana a salentina). Nella mattinata as-
solata del 7 luglio, si è avuta la 27" Rassegna Equina in zona
"Giummate", con una gara da tiro "a ruota libera" e la
esibizione su cavallo da sella "americana"; inoltre il Comune ha
organizzato la mostra di oggetti, manufatti e prodotti paesani, mostra giunta
alla sua quarta edizione, ubicata nei locali del municipio.
Tra l'altro, viene distribuito il n. 56 de "II Nostro Giornale",
al compimento del suo XXVI anno di vita. E' sempre Augusto Congedo a farlo!
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- 27/28 luglio 2002 = L'Associazione "La Rosa dei Venti"
ha riproposto la manifestzione sportiva di volo ultraleggero,
nella zona di masseria "Macrì" a Supersano, patrocinata dal
nostro Comune. All'insegna dello slogan "Impara a volare...", sono
state vissute due intense giornate in un ambiente salutare di prim'ordine.
Con l'arrivo degli aerei, sono stati effettuati voli turistici, riservati
ai partecipanti e si son visti esibire in voli spericolati e spettacolari
vari modellini, il tutto corredato da lanci di paracadutisti. La manifestazione
è stata intermezzata da un pranzo con menù turistico, servito
al fresco ristoratore e rilassante in uno dei vasti padiglioni, accuratamente
predisposto dall'artefice della festa, Alfio Vizzino.
- 31 luglio/24 agosto 2002 = L'Assessorato alle "Politiche
Sociali" del Comune di Supersano, in collaborazione con
Michele Manganaro e l'Ass. "Il Gabbiano", ha proposto la terza edizione
di "Rioni infesta", con giochi rionali, riservati a
bambini e ragazzi dai 3 ai 13 anni. Il nutrito programma, iniziato nel pomeriggio
del 31 luglio, con la sfilata dei partecipanti con partenza dal rione "Tripoli",
si è concluso la sera del 24 agosto, con la premiazione, corredata
da una simpatica cornice fatta di canti e balli. Nell'ambito del simpatico
intrattenimento, si è svolta una minimaratona per le vie del paese,
che ha diverito non poco i Supersanesi, con partenza dal trattoprospiciente
il vecchio municipio.
- 26 settembre/10 ottobre 2002 = L'Assessorato alle politiche
Sociali del Comune di Supersano, ha organizzato una Gita turistica per anziani,
in Liguria. Sono state visitate località di enorme bellezza, quali
San Remo, Nizza, Cannes e Montecarlo.
- 5/6 ottobre 2002 = II Juve-Club "A.Cabrini" col
patrocinio del Comune di Supersano, ha organizzato la "X Festa tè
lu porcu", sempre in piazza Magli, rinnovando il successo delle passate
edizioni, con gli stand gastronomici, che hanno
fornito tipici piatti locali e del buon vino. Non è mancata anche la
buona musica, con la partecipazione dell'orchestrina sa-
lentina "La coppula" e degli "Aeroplanidi carta".
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- 26 ottobre 2002 = Inizia l'attività dell'Associazione
"Salute Donna", per il 2002-2003. L'argomento d'esordio è
stato quanto mai importante ed ha avuto per oggetto: "Infarto miocardico
e malattia coronarica". L'incontro, si è avuto nei locali dell'Oratorio
Parrocchiale, presentato dalla signora Anna Negro, presidente dell'Associazione
ed introdotto, poi, dal Doti. Alberto Androni, che ha doverosamente resi noti
i diversi oratori intervenuti:
- Dott. Antonio Mingiano, cardiochirurgo (Città di Lecce Hospital)
- Dott. Salvatore Albana, cardiologo(Unità Operativa Cardiologia-Ospedale
di Nardo)
- Dott. Antonio Marzo, cardiologo(Unità Coronarica-Ospedale di Casarano)
- Dott. Michele Valentini, ginecologo (Unità Operativa Ostetricia e
Ginecologia-Ospedale di Cagliano del Capo)
Importante collocazione ha avuto la trattazione sul diabete, quale fattore
di rischio nella malattia coronarica.
In occasione di questo convegno, l'Associazione ha distribuito un fascicolo,
presentato dalla responsabile alla presidenza,
la signora Anna Negro e che, oltre ad alcune relazioni sulle patologie cardiache,
conteneva, tra l'altro, toccanti testimonianze di compaesani, che hanno vissutola
difficile esperienza del mal cardiaco.
- 3 novembre 2002 = «Nel ricordo dei Caduti di tutte
le guerre e la speranza di un futuro di pace», il Comune di Supersano,
in collaborazione con la sezione combattenti e l'associazione ANSI, ha organizzato
la manifestazione per la ricorrenza del «IV Novembre». Nel parco
delle Rimembranze dopo la deposizione di una corona al monumento dei Caduti,
il parroco don Giuseppe Indino ha celebrato la Santa Messa ed il Sindaco ha
rievocato con un breve discorso l'anniversario della Vittoria.
- 8 novembre 2002 = Ci corre l'obbligo di dover rivolgere
un deferente e commosso ricordo ad Emesto Priore, deceduto, oggi, dopo lunga
malattia. Aveva 78 anni e qui vogliamo segnalarlo, anche perché è
stato uno dei più solerti fornitori di foto d'epoca, eccezionalmente
belle ed interessanti, documenti che ci hanno consentito di alimentare spesso
e compiutamente l'asterisco forse più seguito del giornale, "Supersano...ierf.
Ai familiari del povero Emesto, le nostre più sentite condoglianze.
Sul sito www.fotocantoro.it. possono essere rilevate molte altrefoto della
collezione privata del Priore.
- 26 novembre 2002 = II Comune di Supersano, l'Istituto Comprensivo
Scolastico ed il Servizio Territoriale "Famiglia-Affidi-Minori",
hanno celebrato "L'anniversario della Convenzione ONU sui diritti dei
bambini e delle bambine". La manifestazione si è svolta in piazza
IV Novembre, dove sono convenuti ragazzi e genitori, che hanno animato la
celebra-
zione. Sono intervenuti: il Dr. Claudio Casciaro, la Prof.ssa Annunziata Pantaleo
ed il sindaco, Avv. Giuseppe Stefanelli.
- 6/7/8 dicembre 2002 = L'Associazione Italiana contro le
Leucemie (A.I.L.), ha rinnovato il suo impegno, organizzando una "tre
giorni" per la raccolta di fondi a favore della ricerca. "Se credi
che la leucemia sia un male inguaribile devi/arci un favore. Piantala!".
All'insegna di questo slogan, l'AIL si è presentata sul territorio
nazionale per la lotta contro il male, organizzando un insieme di manifestazioni,
tra cui quella della vendita delle "Stelle di Natale". Le sezioni
provinciali, distribuite su tutto il territorio nazionale, e gli oltre 70.000
soci, collaborano in stretto rapporto con i principali Centri di ematologia,
intervenendo concretamente per integrare la funzionalità sia della
struttura sia del personale, per favorire lo sviluppo dellla ricerca scientifica.
Anche Supersano ha fattivamente collaborato, aderendo alle manifetazioni,
tramite la sua responsabile, Monica Cossa, che ha avuto il fattivo supporto
di una "squadra" di ragazzi, che si sono lodevolmente impegnati
in sì nobile obiettivo, vendendo circa 300 piante. I punti vendita:
Piazza IV Novembre e piazza Margottini a Supersano e Largo D'Annunzio a Ruffano.
Ricordiamo: Elisabetta Cassa, Sandra Visconti, Telemaco e Zaira Melcore, Daniela
Androni, Franco Greco, Donatella Rizzo, Adriana Androni e Samanta Esposito.
Solenne celebrazione del rito di insediamento
del nuovo Parroco
Don Bruno-Don Giuseppe: dopo 11 anni, si è rinnovato il passaggio del
"testimone" nella conduzione della Parrocchia "S. Michele Arcangelo"
L'8 ed il 15 di settembre 2002, sono state le date fissate
dalla Diocesi, per il passaggio ufficiale delle "consegne" tra il
parroco Don Bruno Occhilupo che lascia la parrocchia e Don Giuseppe Indino
che ne prende le redini. La manifestazione per lo scambio del "testimone"
non si è avuta però secondo il canone già collaudato
in circostanze analoghe (vedi quelle relative alla nomina dello stesso Don
Bruno o a quella di Don Gerardo Antonazzo, rispettivamente celebrate a Supersano
e a Corsano). Sta di fatto, che nel pomeriggio di domenica 8 settembre, la
chiesa madre ha ospitato solo il parroco uscente. Don Bruno Occhilupo, che
ha celebrato la sua ultima Messa, coadiuvato da Don Paolo Gualtieri, occasionalmente
presente a Supersano. Alla particolare cerimonia religiosa è intervenuta
una marea di fedeli, che ha voluto dimostrare il suo affetto al parroco in
partenza. Presenti anche molti componenti il Consiglio Comunale, e naturalmente
il Sindaco, Avv. Giuseppe Stefanelli. Per la particolare circostanza, era
stato affisso, a nome della Parrocchia e firmato da Don Bruno, un manifesto,
rivolto ai fedeli ed ai cittadini di Supersano, con cui veniva comunicata
la nomina del nuovo Parroco, Don Giuseppe Indino, che avrebbe iniziato il
suo ministero pastorale il giorno 15 settembre, alla presenza del Vescovo.
In calce allo stesso documento murale. Don Bruno così concludeva: "Accogliete
con fiducia e disponibilità Don Giuseppe, per aiutarlo a servire questa
Comunità. Con gratitudi-
ne a tutti e personalmente per il bene che mi avete voluto, per qello che
insieme abbiamo realizzato e chiedendo perdono
per i tanti errori che ho fatto, saluterò e concluderò la mia
presenza in questa comunità, domenica prossima, 8 settembre,
alle ore 19,00, in Chiesa Madre". Ed il 15, nel pomeriggio, confortato
da un clima tiepido, si è avuto l'insediamento vero e proprio del nuovo
parroco. Anche per questa circostanza, la chiesa non è bastata a contenere
la gran massa di Supersanesi presenti alla cerimonia, moltissimi dei quali
sono stati costretti a prendere posto al di fuori del luogo sacro. Non è
mancata la rappresentanza di fedeli, convenuti dalla vicina Torrepaduli, ultima
sede parrocchiale di Don Giuseppe Inclino, evidentemente uniti al sacerdote
(nativo di Lucugnano) da un sincero legame affettivo. Presieduta dal Vescovo
della Diocesi, Mons. Vita De Grisantis, la suggestiva ed emozionante cerimonia
ha avuto inizio, con l'ingresso inchiesa del nuovo Parroco, che, unitamente
al Vescovo, Don Gerardo Antenato e Don Giorgio Inguscio, erano paniti in processione
dalla cappela dell'Immacolata, accompagnati da una folta schiera di fedeli
plaudenti e da una rappresentanza del Comune, presieduta dalSindaco. E dall'altare
maggiore. DonGerardo ha letto la bolla di nomina del neoparroco, quindi Angelo
Musio ha dato il suo personale benvenuto e quello a nome dei confratelli,
prima che avesse inizio il rito vero e proprio. Nella chiesa, percorsa da
una palpabile gioia emotiva, si levava ogni tanto la "voce" dell'applauso
a coronare i vari momenti liturgici, che si concludevano con due interventi:
quello dell'Ing. Fenando Galati, a nome della comunità e l'altro del
primo cittadino. Il rito dell'insediamento di Don Giuseppe Iridino, si concludeva
con la lettura del verbale ufficiale, sottoscritto dal Sindaco e dalla Prof.ssa
Cecilia
Zezza. Fin qui le celebrazioni religiose per la venuta di Don Giuseppe, il
quale, come nuovo responsabile della Parrocchia di
Supersano, operava la prima "uscita", celebrando la S. Messa al
Parco delle Rimembranze, il pomeriggio del 23 settembre, nel piazzale dedicato
a S. Pio da Pietrelcina, ricorrendo l'anniversario della morte del Santo Frate.
Traboccante anche qui la presenza dei fedeli, che avevano occupato tutti gli
spazi disponibili all'interno della "villa", attenti a partecipare
al sacro rito e avvinti dalla parola del sacerdote, che con la sua omelia
e con la distribuzione della Comunione, concludeva il sacro rito.
Intanto, nei primi giorni del mese di ottobre, la comunità religiosa
di Supersano, poteva gioire per la presenza vicariale, nella persona di Don
Salvatore Palma, che proviene da Maglie e che accompagnerà l'opera
di Don Giuseppe nella parrocchia. Già da parecchi anni i fedeli non
annotavano l'opera spirituale di un vice-parroco, la cui figura, se non andiamo
errati, si era fermata in quella diDon Leonardo Salerno.
A Don Bruno, Don Giuseppe e a Don Salvatore, il nostro affettuoso e sincero
abbraccio augurale.
"Per riscoprire la memoria" (lo si dice oggi in tutte le salse):
è il progetto che trova la sua giustificazione nel ritrovamento del
passato, più che delle origini, del nostro paese. La memoria del nostro
"natìo borgo", sollecitata da oltre un quarto di secolo da
"II Nostro Giornale", si può dire si sia rifugiata solo nel
ricordo dei più anziani, perdendo, strada facendo, la sua reale concretezza
storica, per vestirsi di un vacuo alone di leggenda, supportato da un'aneddotica,
spesso frammentaria o rivisitata
arbitrariamente, a seconda delle fonti di partenza. Ragione sufficiente, questa,
che potrebbe coinvolgere impropriamente le nuove generazioni, portandole verso
una possibile perdita delle proprie identità storiche.
Per ovviare a questa probabile "carie", che inesorabilmente porterebbe
alla mancata coscienza del nostro passato, ci siamo sforzati di tuffarci in
esso, con l'uso di uno strumento (il giornale, appunto) che speriamo abbia
dato concrete risposte, augurandoci che "tanta riscoperta" dei giorni
che furono, non vada dispersa, quando, per noi, continuare il percorrimento
di questa strada, non sarà, ahinoi!, più possibile!
Continuare nell'opera di raccordo con con questa fortunata rivista, siamo
stimolati anche e soprattutto dal conforto che ci viene dato dalla schiera
di lettori, che, di volta in volta, diviene ognora più nutrita.
Insomma, per usare una logica proposizione già ormai saldamente collaudata,
ribadiamo che l'obiettivo propostoci è quello che, rivivendo il passato,
prossimo o remoto, si possa meglio vivere il presente e meglio progettare
il futuro.
Ma veniamo al commento delle immagini che abbiamo "recuperato" per
questo numero e che ci propongono dei gruppi di variegato contenuto, ma certamente
assai interessanti.
- Foto A) =
E', questa, un'immagine del 1949, che ritrae un gruppo femminile, ripreso
in quel di Acquarica del Capo, esattamente all'interno del convento delle
Suore di quel centro. Qui, di recente, sono state trasferite alcune suore,
già ospiti del nostro convento, ed alcune nostre donne sono andate
ad incontrarle per una visita di cortese amicizia. Le religiose qui trasferite,
sono ancora oggi nel ricordo dei supersanesi, certo non più tanto giovani,
perché trattasi esattamente di Suor Darla e di Suor Celina. Ecco, appunto,
il gruppo ritratto per la circostanza. Partendo dall'alto, si riconosce molto
bene la signora Rosetta Orlando, sposata a Raffaele Corrado, che porta in
braccio il figlio Pazietto. Le sta accanto Concetta Maggio; al centro, tra
le suore, si riconoscono Celimanna Filoni, Donata Negro, la Perpetua di Don
Rocco Castellana, Angelina Zezza, quindi, sulla destra. Mimi Zezza. Le due
bambine in prima fila, sono Maria Rosaria Corrado ed Eleonora Casto.
- Foto B) =
Siamo
alla fine degli anni cinquanta. L'immagine, è riferita agli operai
della Ditta di EmestoPolimeno, una bene avviata falegnameria, in via Trieste.
Il fotografo occasionale, si è soffermato a ritrarre un bei gruppo
di simpatiche giovinette del tempo, belle operaie che posano intorno ad una
"combinata", la macchina "prodigiosa", capace di piallare,
di fornire l'asse del dovuto spessore e di quant'altro al tempo poteva essere
considerato un "miracolo" della falegnameria. Riconosciamo: Giovanna
Frascaro, Ermelinda Monaco (mamma di Ernesto Polimeno), Elisa Frascaro, Immacolata
Maggiore, Lina Turlizzi (moglie di Ernesto) e Antonietta Alfarano.
Sul retro del gruppo, è molto bene identificabile Vittorio Gualtieri
e, sulla sinistra, in disparte. Armando Alfarano: Dei due bambini in primo
piano, è riconoscibile quello sulla destra. Rocco Frascaro. Per la
identificazione di tutti i soggetti ritratti, ne
lasciamo la opportunità ai lettori.
- Foto C) =
Dello stesso periodo della precedente, dovrebbe essere questa fotografia,
che riprende la celebrazione di un qualche importante evento nel locale Circolo
delle ACLI, con la partecipazione dell'On. Giuseppe Codacci-Pisanelli, che
qui vediamo al microfono, e del Vescovo della Diocesi di Ugento, Mons. Giuseppe
Ruotolo, seduto, visto di spalle, che ha, alla sua sinistra, il Sen. Arcangelo
Magli. Alle spalle dell'oratore, si riconoscono l'Arciprete Don Antonio Russo
e Paolo Valentini, mentre in piedi, addossati al muro, si possono facilmente
indicare Michele Giannuzzi, il portabandiera, Carlo Marra, il noto gestore
del cinema Nunziatella,Ferdinando De Vitis, Gerardo Petracca, Rocco Corrado,
Nicola Guido e,seduti, in prima fila. Michele Marzano. Salvatore Specchiarelli,
Toto Marini, il Rag. Rocco Giurgola, Segretario Comunale, ed altri inseriti
nell'in-
sieme, che lasciamo al riconoscimento dell'attento occhio del lettore.
- Foto D) =
Altra interessante immagine, è quella che ci mostra un gruppo di operai
vinicoli, raccolti per una foto ricordo, sul marciapiede antistante la "Vinicola
Ferrazzi". Siamo verso la fine degli anni cinquanta, quando ancora la
vendemmia, vista
nell'ambito degli stabilimenti del tempo (Ferraci, Manfredi e Frascaro), era
anche uno spettacolo. Qui i Nostri, hanno, verosimilmente, sospeso per un
attimo il lavoro o hanno approfittato di una pausa lavorativa, per posare
di fronte ad un occasionale fotografo, a meno che non sia stato uno dei proprietari
Ferrazzi ad immortalare il gruppo, composto da un insie-
me di volti conosciuti, almeno da chi non è più tanto giovane
e che qui appresso indichiamo, partendo dalla sinistra (in piedi): Nazareno
Della Croce, ?, Rocco Cossa (detto "Rocco Davide"), Antonio De Pascali
(detto '"Ntoni guardia"), Nino Resta, Donato De Pascali (figlio
di 'Ntoni) e Donato Negro. Seduti: Rocco Vincenti, Attilio Polimeno e Pippi
Marini. Sdraiati: Antonio De Vitis e Antonio Elia.
Parapà...zzin...zzin!!f Parapà... zzin...zzin!!!
Un nostalgico passato, rievocato a suon di... tromboni, cornette e piattini
La bellezza del Salente non sta solo nella luce bianchissima
ed accecante del sole, che si riflette sui muri delle case, oppure nel suo
meraviglioso mare blu, verde, azzurro, ecc., ma anche in quelle fragorose
esplosioni di suoni assordanti delle bande musicali che percorrono in lungo
ed in largo le strette viuzze dei nostri borghi, nella ricorrenza delle feste
patronali.
Nel periodo estivo questa terra è cosparsa di luminarie (le "parazioni"),
composte da disegni arabeschi di migliala di piccole lampadine colorate (una
volta la luce degli "archi" veniva diffusa da lampade ad olio, e
poi, oh mirabile cammino del progresso!, con l'impiego delle lampade ad acetilene).
Sono, queste, le feste dei Santi, le feste delle famiglie rallegrate dal ritorno
dei figli, le feste di tutti, o quasi di tutti.
Già, sin dalle prime ore del mattino, sotto le tende che separano sull'uscio
l'intimità delle case a piano terra dal viavai della strada, si infilano
le note strombazzanti della banda, che ben dispongono ad un dolce risveglio
le famiglie, e, tra queste, quelle assonnate, a causa del lungo viaggio degli
emigranti, rientrati a casa per le ferieestive.
Al loro risveglio, un "mena-mena" frettoloso, mischiato al tedesco
o al francese, li spinge sulla strada a gustare del passaggio dei musicanti.
Lo sventolio dei panni stesi sulle terrazze, che si stagliano contro il cielo
turchese, le virate rocambolesche delle rondini intorno al campanile della
chiesa, mentre lanciano striduli richiami, ed il chiassoso vociare dei bambini
che si rincorrono nei viottoli, completano la cornice nella quale i nostri
musicanti, vestiti di scuro, danno fiato agli ottoni per la felicità
di tutti. Proprio a costoro, protagonisti delle nostre feste paesane, va un
riconoscimento scherzoso e forse un po' amaro per noi, di un
tempo passato che forse invidiarne.
Loro, i musicanti, hanno sempre dato l'impressione di essere degli extraterrestri.
Sanno leggere su pagine dove la gran parte di noi non capirebbe nulla, vestono
di scuro anche d'estate, quando tutti vestono abiti chiari, portano sempre
la cravatta, anche quando il caldo fa spogliare il paese, migrano senza sosta,
obbediscono senza fiatare al solo gesto del loro maestro e si
muovono come automi in un perfetto e sincronizzato accordo. E' una forma omogenea
di persone, sorta inspiegabilmente in una società paesana meridionale,
che non ha mai conosciuto lo spirito di gruppo.
Vi sembra poco tutto questo, in un paese dove tutto non succede mai in altri
campi, per quello spirito individualista arabo che ci portiamo dentro? Immancabilmente,
dietro i tromboni dell'ultima riga dello schieramento, le bande dei ragazzini,
che
scimmiottano il verso delle trombe, dei piatti "paparà...zzin...zzin...paparà...zzin...zzin...zzin",
che riescono a far sorridere anche le facce emaciate e bruciate dal sole della
povera gente. E quale migliore occasione, anche per le ragazze, che accorrono
sull'uscio di casa, per avere la opportunità di incrociare uno sguardo
con i govani, e per gli anziani ricurvi, rizzarsi con l'aiuto del bastone,
per assistere al passo cadenzato dei musicanti, che li trasporta sull'onda
dei ricordi del servizio militare? Forse gli unici destinati a non godere
di quelle feste erano proprio loro, i musicanti. Sempre grondanti di sudore,
stanchi, il nodo della cravatta allentato su una camicia perennemente sbottonata.
Arrivavano in paese a notte fonda, dopo essersi esibiti in un'altra festa,
in un altro paese. Avevano giusto il tempo di scaricare le loro valige di
cartone e gli strumenti, che riponevano nei locali predisposti dalla commissione,
locali che il più delle volte erano le aule di un vecchio edificio
scolastico comunale. Il telo delle brandine che si portavano dietro, non riusciva
mai a scaldarsi per il troppo poco tempo a disposizione che avevano per riposarsi
e le gavette, sempre in attesa che qualche buona donna di famiglia si offrisse
per accendere il fuoco, cuocere un po' di pasta e così riempirle.
Proprio così. Fare il musicante era davvero uno dei più duri
lavori! Anche perché, con il sopraggiungere dell'estate dovevano congedarsi
dalle loro famiglie e cominciare la peregrinazione per i paesi più
speduti del Sud.
E come condannati dalla legge del contrappasso, erano costretti a fare l'opposto
di ciò che faceva il semplice e normale mortale: lavorare mentre gli
altri si divertivano, fare i bagagli per trasferirsi, quando, ormai notte,
a festa inoltrata, gli altri già andavano a letto...
Ma che volete? Questo era "quel" mondo e così andavano le
cose, tante cose, che riempivano di genuina allegrezza la gente. Ci pare che
bastassedavvero poco!
Osvaldo Casto
Il gran bisogno di "luce" che l'uomo si porta dentro
Con intima gioia accolgo l'invito del Prof. De Vitis, e dalle
pagine di questo giornale rivolgo il mio più cordiale saluto ad ogni
supersanese: a colui che vive nel paese natìo, del quale, forse, ho
già incrociato lo sguardo o assaporato il fremito di una stretta di
mano, ma soprattutto a chi, spinto dalla necessità, è costretto
a vivere lontano, piantando radici in una terra che difficilmente soddisferà
desideri inappagati, ne mai restituirà sapori e profumi perduti.
A tutti un augurio di pace e di serenità.Mentre scrivo si accendono,
con sempre più inatteso anticipo, le prime luci di stelle e addobbi
che annunciano con i loro bagliori più o meno fulgidi l'arrivo della
grande festa, e preludono a giorni di incontri attesi, di intimità
mai abbastanza vissute, di gioie sperate... Con queste prime luci si accende
anche l'ormai sperimentata certezza che la felicità affannosamente
rincorsa non si trova nei luoghi in cui più si concentrano gli addobbi
natalizi, dove allettanti proposte
commerciali pretendono di soddisfare bisogni altrettanto fittizi. E nonostante
questa certezza continuiamo a credere alla favola che la società dei
consumi ci racconta ripetutamente, adattandola di volta in volta ai diversi
aspetti delle feste di cui l'uomo ha bisogno per segnare di gioia la sua vita
e la storia.
Sembrerà strano, eppure bastano delle tenui luci per offuscare in maniera
ingannevole il gran bisogno di "luce" che l'uomo si porta dentro,
e che solo il Signore può donare.
"Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo...Egli
era nel mondo... eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente,
ma i suoinon l'hanno accolto" (Cfr. Gv. 1,9-11).
E' il vangelo del giorno di Natale. E' la lieta notizia della risposta di
Dio alle attese più profonde dell'uomo. Lieta notizia velata dalla
sottile amarezza che constata il rifiuto dell'uomo che in tal modo si condanna
alla più terribile delle insoddisfazioni: non riuscire mai ad esserepienamente
felice.
Rinunciando a Dio l'uomo rinuncia ad essere veramente se stesso.
Dio dona all'uomo ci aiuti a prendere coscienza dell'insondabile mistero che
siamo e a fidarci di Dio, il quale vuole la salvezza e la gioia di tutti gli
uomini. Ci aiuti anche ad accostarci con venerazione e amore a quel "presepe
vivente" che è ogni uomo, dal cui volto si rivelano a noi i tratti
del Dio che quotidianamentecerchiamo.
Buon Natale.
A cinque anni dalla sua scomparsa
Per onorare la memoria del Dottor Rocco De Vitis,
medico-umanista
Sono già trascorsi cinque anni dalla dipartita del
Dott. Rocco De Vitis (3 ottobre 1997) e qui vogliamo onorarne la memoria,
di uomo, di professionista, di medico umanista, di strenuo e meticolosissimo
collaboratore del giornale, e, ancorpiù, di nostro
amatissimo zio. Preziosa "eredità d'affetti", quella lasciataci
da Don Rocco, con i suoi scritti, che non può ne deve cedere il passo
alla dimenticanza. Ed è per questo che, tra le tante, abbiamo scelto
due sue poesie, edite in occasione del Natale 1987 ed inserite nel testo di
profonda analisi sull'Uomo e la Religione, una delle numerose sue pubblicazioni,
quella edita in occasione del Natale 1987, che il Dott. De Vitis distribuì
agli studenti dei nostri licei. Le riproponiamo con la conclusione del testo,
dedicandole alla sua cara memoria:
La donna di Giudea
Sceso dal Monte, all'alba era l'Eletto
nel tempio. E quivi ammaestrava; quando
gli Scribi e i Farisei vociferando
condussero una donna al suo cospetto.
"Maestro, fu costei colta sul letto
in fallo d'adulterio. E' nel comando
di Mosè: lapidata sia". Tremando
stava la donna in piedi al suo cospetto.
"Adunque che ne dici tu?"- Pacato
verso gli Scribi e verso i Farisei
l'uomo fulvo levò gli occhi da terra.
Disse:"Chi è di voi senza peccato
getti il primo la pietra contro a lei".
E chinatesi in giù, scriveva in terra.
Natale
Insieme col candore della neve
ecco apparire una lucente stella.
Noi la seguiam con passo anelo e lieve,
e va la nostra fantasia con quella
verso la grotta benedetta, dove
è già venuto al mondo il Bambinello
che ora riscaldan mansueto il bove,
la mite pecorella e l'asinelio.
Fra tanto odio, rifiuto e indifferenza
ecco eh 'è giunta una preziosa vita
che fa santa l'umana sofferenza:
è l'Uomo-Dio, è la novella face
che il cuore illumina e alle genti addita
la vera via d'amar verso la pace.
Rocco De Vitis
... Ed ora, miei cari giovani studenti, fulcro
portante della società di domani, vi siete chiesti perché mai
questo vecchio Babbo-Natale, già da cinque anni viene tra voi per portare
sui vostri banchi, non cenere e carbone, ma un modesto messaggio di pace e
di speranza?
E un atto di solidarietà con le vostre aspirazioni che, se pure spesso
reazionarie ma proprie tuttavia dell'età, mirano ad un più alto
equilibrio sociale, verso un mondo permeato d'amore e di giustizia, e per
ripetervi, ancora una volta, di non trascurare, soprattutto a Natale, la cura
dell'anima, la quale soltanto farà rifiorire di continuo la vostra
giovinezza nel corso della vita.
Il nostro preventorio viene trasformato in uffici
amministrativi
Residenza Sanitaria Assistenziale, addio!!!
Ho sfogliato in questi giorni, i numeri precedenti del "Nostro
Giornale" e, in particolare, il numero del 25 dicembre 1996, in cui si
dava il resoconto quasi cronicistico della Seduta Consiliare del 6 luglio
'96. In tale occasione il Consiglio Comunale (Sindaco il Dott. Roberto De
Vitis) deliberava la disponibilità del Comune di Supersano alla cessione
gratuita all'ASL-Le/2 dello stabile del "Preventorio" e della quantità
di suolo occorrente, pari a due ettari (poi diventati tré) per la realizzazione
della R.S.A. Nella stessa delibera si prevedeva la retrocessione al Comune
dell'area e dell'immobile, in caso di mancata realizzazionedella R.S.A.
Il cronista, nell'annunciare tale importante notizia (e su questo concordo
con lui, anche se con rammarico e stima gli dico perché non si è
dato alcun resoconto sul consiglio Comunale del 9 giugno 2002, quando in una
seduta aperta al pubblico si ufficializzava senza ; trionfalismi l'attivazione
dell'impianto di depurazione e la messa in eserciziodella rete di fognatura
nera ?) (Chissà quante volte il problema, tra facili entusiasmi e disarmanti
rammarici, è stato da noi posto in essere sul nostro foglio, avendolo
noi sempre considerato di estrema importanza. Ne poteva sfuggirci questa volta!
Sol che si fosse avuta un pò'più di pazienza e attenzione!
Per cui, se con lo scorso numero non ne abbiamo dato notizia, gli è
che la seduta consiliare citata era caduta «fuori tempo massimo»,
in quanto la rubrica ci che doveva ospitarla era già stata impaginata.
Oggi abbiamo avuto tempo e di spazio, per cui eccola doverosamente e; inserita
alla pag. 3, nel corpo dell 'asterisco «Presente Indicativo».
«E vissero tutti felici e contenti! ndr.), anche lui senza trionfalismi,
comunica finalmente la nuova destinazione dell'ex preventorio a Residenza
Sanitaria Assistenziale, con la concreta disponibilità di 60 deposti
letto e tutta l'attrezzatura occorrente per la sua attivazione.
In quel Consiglio comunale, io che ero consigliere di opposizione, mi astenni
dal voto per diverse ragioni che successivamente sono state confermate dalla
realtà dei fatti. Preciso, per i non addetti ai lavori, che chi si
astiene dal
voto inlinea di principio non è contrario alla iniziativa, solo che
non ha la piena convinzione e chiarezza degli obiettivi. In tale occasione
personalmente, ma anche altri Consiglieri di opposizione che votarono a favore,
manifestati i miei dubbi che ora sintetizzo:
a) II metodo usato da quella Ammi nistrazione (allora era
prassi comportarsi così). Il 2 luglio 1996 il Comune riceveva un fax
con il quale l'ASL- Le/2 chiedeva al Comune di Supersano la disponibilità
di un'area per realizzare una R.S.A. (Residenza Sanitaria Assistenziale).
L'alierà sindaco, il giorno dopo (forse senza nemmeno consultarei suoi
Consiglieri), convoca in via
i straorinaria e urgente, il Consiglio Comunale per la data di sabato 6 luglio1996,
alle ore 18,00 per deliberare infretta e in furia sulla richiesta dell'Asl.
Le/2. In tale data (che coincide con la festa della B. V. di Coelimanna per
cui ) bisognava fare in fretta perché alle ore 19,00 vi era la Messa
presso il Santuario) il Consiglio Comunale, senza visionare alcun progetto
ne avere chiari gli indirizzi e la destinazione specifica da dare all'ex preventorio,
viene invitato a deliberare in cessione gratuita.
Tale metodo (tipico di chi ci ha preceduti nell'Amministrazione di questo
e Comune se si considera che in tre anni della nostra Amministrazione le convocazioni
urgenti si contano sulle dita di una mano... senza arrivare al quinto dito!!!),
determino in me subito dei sospetti. Mi appariva strano questo metodo dell'Asl-Le/2
di andare alla ricerca affannosa di un suolo dove realizzare una struttura
residenziale (con fondi dell ' allora Governo Prodi) senza un minimo di programmazione
su tutto il suo la territorio e senza inserirlo in un piano regionale sulle
residenze sanitarie e sul sistema ospedaliere in genere (La logica è
la stessa: ci sono soldi spendiamoli anche se non si sa cosa fare della struttura!).
Tale mio dubbio è stato con fermato, di recente, quando nel piano ospedaliero
della Regione Puglia non si fa alcun cenno al "c.d. nostro ospedale"
lo si fa in altri atti, salvo a dire che le strutture residenziali sanitarie
possono essere attivate solo a costo zero (questo significa che tutti i costi
di gestione devono essere posti interamente a carico degli utenti con rette
altissime carico dei cittadini).
b) II secondo dubbio, anch'esso confermato dalla realtà
dei fatti, era la carenza di risorse finanziarie delle Asl che non avrebbe
consentito mai l'attivazione della R.S.A. per gli alti costi di gestione del
personale e dei servizi. Anche questo dubbio è stato confermato se
si pensa che nel piano di riordino ospedaliero, approvato di recente dalla
Regione Puglia, la tendenza è chiudere reparti ospedalieri e trasformare
alcuni ospedali in R.S.A. o in lungodegenze.
c) II terzo dubbio, quello più importante, riguardava
la valutazione dei vantaggi per la comunità supersanese, soprattutto
in termini occupazionali. E' chiaro che la R.S.A. può determinare nuovi
posti di lavoro, ma di questo nel Consiglio Comunale non fu data certezza,
ma solo aspettativa; aspettativa sbandierata dai nostri avversari in tutte
le campagne elettorali che si sono succedute, comprese le amministrative.
Il dubbio nasceva dal fatto che il personale da impiegare in una R.S.A. è
specialistico, mentre sul territorio non vi sono molte figure specialistiche
(medici, infermieri, fisioterapisti e altro...) e ancora, secondo il piano
regionale, l'attivazione delle R.S.A. sarebbe dovuta avvenire mediante personale
già esistente (in poche parole il personale sarebbe stato spostato
da ospedali verso la R.S.A. senza alcun incremento occupazionale). E' vero
che vi sarebbero altri servizi, ma questi devono essere affidati con procedura
di evidenza pubblica (gare), senza la possibilità che i
Supersanesi potessero essere assorbitiin tale struttura.
I dubbi che vi ho sopraevidenziato sono stati confermati dalle ultime notiziedi
stampa -Quotidiano del 3 novembre
2002- (ma non solo notizie di stampa), in cui si annuncia che sulla nostra
R.S.A. saranno trasferiti l'Ufficio di Igiene Pubblica, il Servizio Veterinario
e altri imprecisati servizi. In definitiva, abbiamo dato gratis ben tre ettari
di terreno e uno stabile alla ASL Le/2, per consentire a questa di trasferire
alcuni suoi Uffi-
ci Amministrativi senza alcun ritorno occupazionale sul nostro territorio
perché si tratta di trasferire il personale esi-
stente. In altre parole e in cifre sono stati spesi sei miliardi di lire per
arrivare a trasferire alcuni uffici amministrativi dell'ASL Le/2. Se il programma
era questo, sarebbe bastato molto poco!!!
Ritengo che la conclusione cui è giunta la vicenda richieda una nuova
valutazione da parte del nostro Comune. Infatti, il Comune ha ceduto gratuitamente
un'area senza avere alcun vantaggio per i propri cittadini, soprattutto sul
pian occupazionale.
A questo punto chiediamo all'ASL-Le/2 che ci sia un coinvolgimento del Comune
di Supersano nella destinazione da darsi al fabbricato realizzato al fine
di individuare insieme una soluzione utile anche per la cittadinaza di Supersano
che ha donato gratis l'area e l'immobile. Chiediamo che si faccia presto perché
avere una struttura completata e chiusa fa piangere il cuore, indipendentemente
dalle appartenenze politche. In caso contrario, ricordiamo alla ASL-Le/2 che,
la mancata realizzazione del
la R.S.A., implica la retrocessione dell'immobile e dell'area al Comune di
Supersano come stabilito nella più volte citata delibera del 6 luglio
1996, n. 19. Va fatta al più presto chiarezza soprattutto per rispetto
dei cittadini.
Approfitto per augurare a tutti i cittadini un buon Natale e un felice anno
nuovo.
Il sindaco
Avv. Giuseppe Stefanelli
Abnegazione, dedizione, senso del dovere e spirito di
corpo
Curriculum di un nostro ragazzo, Giancarlo De Donno,
"Maresciallo Comandante di Stazione
Giancarlo De Donno,
Maresciallo Comandante
la Stazione Carabinieri di Matino
Figlio di Pino De Donno e Ramona Gualtieri: Giancarlo, uno dei dieci che compongono
la numerosa famiglia, è,oggi, Maresciallo Comandante della Stazione
Carabinieri di Marino.
Nato a Supersano il 5 febbraio 1963, e ancora diciottenne, si arruola nell'Arma;
partecipa poi al Concorso per "Ma-
resciallo" (Scuola Sottufficiali) e nel 1984 viene promosso "Vicebrigadiere".
Trasferito a Sassari, vi rimane per due anni e qui acquisisce la promozione
a "Brigadiere", prima di essere spostato
nella vicina Nuoro, per un incarico di prestigio: Comandante della squadra
di Polizia Giudiziaria, presso la locale
Pretura. E con questo incarico, rimane per quattro anni, evidenziando competenza
e abnegazione nell'esercizio delle
specifiche mansioni.
Ma la nostalgia per la propria terra e ancor più gli affetti familiari,
lo spingono, suo malgrado, a chiudere l'espe-
rienza isolana, ottenendo il trasferimento in "continente". Nel
1989 è in provincia di Matera, con il delicato
compito di dover contrastare il dilagante fenomeno del rachet delle estorsioni,
meritandosi gli encomi che gli
consentono di ottenere ulteriori avanzamenti di carriera. E', questo, il momento
in cui Giancarlo convola a giuste nozze (1992) e, mentre attende l'arrivo
di una bambina, gli viene proposto il passaggio presso il Reparto Afsouth,
Base NATO di Napoli. Siamo in piena fase di turbamento politico-militare in
alcuni Paesi dell'Europa centro-orien-
tale, e Giancarlo viene coinvolto interamente in "missioni di pace",
che lo vedono solerte e colmo di spirito di corpo. La permanenza presso la
NATO dura ben sei anni, che incidono favorevolmente sulla sua formazione professionale
e caratteriale ed il Nostro fa incetta di encomi e medaglie, per aver vissuto
in prima persona la realtà nuda e cruda di altre genti tanto provate
dalturbinìo della guerra.
Il sogno di tornare nella terra che gli ha dato i natali, si realizza dopo
19 anni di servizio, esattamente nel novembre 2000, quando a Giancarlo viene
data la opportunità di approdare in "casa". Viene assegnato
al Nucleo 0perativo di Gallipoli, dove incontra alcuni suoi colleghi supersanesi,
che si riconoscono nel Mar.llo Capo Daniele Corrado e Mar.llo Capo Tersigio
Zezza, quest'ultimo ora Comandante la Stazione Carabinieri di Salve.
Ma la svolta vera e propria, avviene l'anno scorso, quando Giancarlo riceve
la nomina, quale Comandante di Stazione nella vicina Marino, resosi vacante
il posto per la immatura dipartita del Comandante allora in servizio.
E qui, stando anche alle numerose documentazioni giomalistiche che abbiamo
in possesso, il "nostro ragazzo"
sta espletando la sua mansione con altissimo senso del dovere, considerando
la cittadinaza matinese un suo preciso
punto di riferimento, alla quale certamente sarà capace di offrire
tutto il suo
spassionato e competente contributo.
Al caro Giancarlo, nostro "sciuscettu", gli auguri più sinceri
e spontanei, unitamente a quelli, ne siamo certi, che gli possono venire dai
lettori del giornale.
- Quannu lu furese vite 'na fica (oppure: 'nchiàna
su 'na fica), llassa a disciùnu parenti e cumpari.
- Ci mprima 'mpara, prima sescorda.
- Caddhruzzi e zziti cultivati,suntu 'nzìpiti e sprecati.
- Se nu tè vene tè core, nu poti cantare.
- Lu cattu 'nfarinatu, quarchecosa haje cumbinatu
- La tìmmina, lu jentu e la furtuna. càncene comu la luna.
- Nu mintire margherite a 'nnanzi li porci (così i latini:"non
anteporre margaritas ante porcos!").
- Marzu: chiovi, chiovi; bbrile: chiovi e teni; niasciu: minane una bbona
e ogni puddhrina se rinnova.
- Cu Ile cuerre e le tempeste, 'nc'è si se spoja e ci se veste.
- Ccucciàtive la cuja, paisani: tegnu 'na fija ca ccenca bite ole.
- Tènite la pizzogna pe quannu tè bbisogna!
- Pire 'mmuscateddhre a m mucca Ili porci.
- L'òu tè caddhrina, senza lu caddhru nu cucina.
- Nu sempre 'na prèfica e la calerà llàssane F ornimi
comu era.
- La fìmmina e la tela, nu sse ggiùstane a luce tè cannila.
- Ci porta la mujere a ogni festinu e face bbive lu cavaddhru a ognifuntana,
a 'ncapu all'annu lu cavaddhru diventa
tròbbicu e la mujere puttana.
- Nu nc'ete piattu ca vale, se nc'ete mutu sale.
- Nu tè minare sempre a 'nnanti cu cunti, ma cu faci.
- Puru cusì se ticìa 'na fiata: "Se nu mboi cu chiami lu
meticu, minate alle brunelle cotte!".
- Li fessi hannu sempre raggione e se nu nne la lai tie, se la piane suli.
- Cilena = C'è un doppio uso del termine,
per cui noi Supersanesi gli diamo sia il significato di "grosso bernoccolo
in testa", sia quello di "testuggine". Per quest'ultima indicazione,
la derivazione è "kelone", che significa appunto "testuggine".
- Scersu = E' il modo per indicare un terreno agricolo lasciato
incolto. Molto frequente nel Salento, pur con qualche lieve variazione, il
termine deriva da "xer-sos" (incolto).
- Apulu = Riferito ad uovo che presenta il guscio troppo
molle. Dal greco "apalos", che significa appunto "molle".
- Cuddhrura = Pane fatto a forma ovoidale, molto frequente
sulle nostre mense. In occasione delle festività pasquali, viene confezionato
con un uovo sodo sotto scorza.Termine di strettissima derivazione greca, "kollura",
che significa "focaccia", "pane biscottato" e anche "pane
rotondo".
- Naca = E' la culla, anche se l'etimo suggerisce che trattasi
del "vello di pecora". Più propriamente, quindi, si dovrebbe
dire che la "naca" è la culla preparata con la lana di pecora.
Deriva da "nake".
- Tampagnu = E' il coperchio in genere: di botte o di pentola,
e ciò vale per tutti i centri del Salento. Il vocabolo, però,
nella
sua derivazione, non si riferisce al coperchio della botte, bensì al
fondo della stessa. La qual cosa viene suffragata dal termine greco da cui
è derivato, vale a dire «tumpànion», che nello specificosignifica
proprio "fondo della botte". Molto frequente nel nostro dire, la
frase: "'Na botta allu cìrchiue l'addhra a llu tampagnuì".
- Lifona = Solo raramente, oggi, si sente questo vocabolo,
certamente sconosciuto alle nuove generazioni. Significa "puerpera"
edè un termine di precisa derivazione greca, esattamente "lekona",
che ha appunto tale significato. Lo abbiamo sentito pronunciare anche "lafona",
ma sempre con il preciso riferimento a donna che ha partorito da poco.
Le considerazioni di uno psicologo
In merito all' intervento della signora Adele Sanapo
Prendendo spunto dalla lettera della signora Adele Sanapo,
pubblicata sul numero 56 di questa rivista, che trattava della
situazione alquanto significativa di suo fratello Sergio, che soffre di
problematiche mentali e per il quale la signora invocava una maggiore vicinanza
e solidarietà sociale, vorrei apportare qualche ulteriore riflessione
in merito. La signora faceva presente, fra l'altro, che, a parte i parenti,
mai nessuno è andato a trovarlo ove si trova ricoverato. Collego
questa richiesta ad altre emerse durante un corso, svolto nella primavera
scorsa, promosso dal Comune di Supersano, con l'Associazione di Volontariato
AIART, con le famiglie dei disabili: anche queste esprimevano un disagio,
derivante da una certa marginalità e solitudine in cui sono costrette
a gestire le situazioni dei loro familiari disabili. Su tale necessità
emersa in quella sede, mi recai successivamente a fare visita ad una di
queste famiglie e incontrai il calore e l'affetto, insieme alla grandissima
dedizione, verso il loro congiunto in stato di difficoltà.
E' vero che molte persone dedicano molto impegno nel campo sociale, ma è
anche vero che tanto resta ancora da fare. Si è in qualche modo diffusa
una certa tendenza alla delega, per cui in questo settore si sono sviluppati,
come dire, quasi degli specialisti del volontariato, che di solito stanno
in più gruppi, s'impegnano moltissimo, nel mentre molti altri cittadini
ritengono che tale delega, ideale per costoro, esoneri se stessi dal compiere
qualche passo verso la solidarietà. Per cui, se la signora Sanapo
rivolge un tale appello, si è portati a pensare che ci sia qualche
"volontario professionista" (tanto per meglio intenderci) cui
tocca fare "qualcosa", quindi, se c'è una famiglia con
un disabile in casa, si pensa che qui debba esserci un volontario professionista,
cui spetta il compito di muoversi in merito. E sapere che tocca a qualcun
altro, acquieta la coscienza! Se poi il volontario di turno c'è o
meno, se interviene o meno, tutto ciò è secondario, poiché
l'importante è che, come primo pensiero, si escluda il fatto che
debba toccare a se stessi muoversi. Tale difficoltà, che non la si
incontra solo in Supersano, penso abbia a che fare con una certa matrice
atavica della nostra cultura.
Ora i disabili vengono chiamati anche "diversamente abili", nel
senso che se una persona ha delle difficoltà a camminare (cioè
non è abile a muoversi), può avere qualità di sensibilità
umana e affettiva molto sviluppate, per cui detta persona, pur se disabile
sotto il profilo della deambulazione, è abile nello sviluppo dei
rapporti umani. Ragion per cui, giustamente, chi è portatore di una
qualche difficoltà, lo si indica non più come handicappato
o portatore di handicap (termine questo che se posto sulla bocca dei ragazzi,
diventa talvolta come segno d'offesa), e neanche più impropriamente
disabile, ma "diversabile", cioè, "diversamente abile".
Eppure, fino a non molti decenni addietro, in tante famiglie i soggetti
con diffìcoltà venivano tenuti nascosti, quasi fossero un'ignominia!
Ora questa pratica, grazie a Dio, è superata, anche se permangono
ancora atteggiamenti che tendono a mantenere una certa
distanza con il soggetto o la famiglia in difficoltà.
Non bisogna aspettare lo "specialista volontario" per un intervento
di volontariato, ma ciascuno, come vicino di casa, o amico di famiglia,
o conoscente, potrebbe "bussare alla porta", dove si sa che c'è
una persona in difficoltà ed iniziare un dialogo con il "Come
state?" e "Che fate?" e si può restare vicini in casa,
oppure uscire insieme al soggetto in difficoltà, accompagnarlo con
la carrozzina (o se può a piedi) a fare una passeggiata in paese
o ad una festa, o, chissà, andando a mangiare una pizza, e poi, e
poi, a fare tante e tante altre cose insieme.
E tutto questo, senza essere "professionisti volontari", ma solo
delle semplici persone disposte ad offrire umanità!
Luciano Provenzano
(Psicologo-Psicoterapeuta)
Nella suggestiva cornice di Senigallia
A.N.S.I di Supersano al 1° Raduno Nazionale
I delegati della Sez. ANSI di Supersano hanno vissuto, in quel
di Senigallia, quattro giornate indimenticabili, in occasione del 7° Raduno
Nazionale dei Sottufficiali d'Italia, volto a commemorare la Patria ed i suoi
Caduti, nella solennità di uno scenario che, a simbolo di storia e
di bellezza, non poteva trovar di meglio.
Quattro giornate (dall'll al 14 aprile 2002) per la partecipazione ad una
manifestazione perfettamente organizzata, felice esperimento, in previsione
di altri raduni di questo tipo, visto l'enorme successo ottenuto nella prima
edizione.
Qualcuno ci ha chiesto perché mai vengono organizzati questi incontri
e rispondiamo che la ragione è da ricercarsi nel fatto che i Sottufficiali
d'Italia in congedo, avvertono la necessità di sentirsi ancora vicini
tra loro, e qui far rimanere ancora vivo lo
spirito di cameratismo e di collaborazione, nel ricordo degli anni posti al
servizio della Patria. Valori, questi, che un tempo servivano di esempio alla
passate generazioni, e che oggi, purtroppo, sono scomparsi o stanno scomparendo,
nella più totale indifferenza. E se L'ANSI, oggi, si ritrova, in virtù
di questi raduni, è perché sente e crede di dover conservare
lo spirito di
cameratismo e di solidarietà.
Partecipare, quindi, a questa quattro-giorni di Senigallia, è stato
un grandissimo piacere, non disgiunto da quello che si può senz'altro
definire come grandissimo onore.
Sono state portate sul tappeto e discusse importanti problematiche che debbono
vincolare le Associazioni ANSI, anche se la parte più spettacolare
è stata quella vissuta nelle due ultime giornate del raduno nazionale:
nella prima (13 aprile), la suggestiva
sfilata di tutte le sezioni, che, partendo da piazza Roma, si è portata
al Sacrario Militare, per la deposizione di una corona d'alloro, a ricordo
dei Caduti di tutte le guerre, e quella di domenica 14 aprile, in cui i delegati
hanno visitato la città, prima del
rientro nelle rispettive sedi, con il proposito e la determinazione di dover
continuare nell'impegno intrapreso, con la collaborazioe di tutte le forze
in campo nazionale, ma soprattutto con l'apporto di idee e fatti concreti
di ogni sezione dislocata in territorio nazionale.
C'è da annotare che nei primi giorni di aprile 2002, i soci della sezione
ANSI di Supersano, sono stati ospiti dell'aeroporto di Galatina, per una cena
di piacevole intrattenimento ed hanno organizzato una gita d'istruzione e
di svago, fatta il 22 settembre u.s., visitando Monte Vergine, la reggia di
Caserta e Pompei. Inoltre, nel tardo pomeriggio del passato 7 novembre, si
è avuto un incontro amichevole con il nuovo parroco, Don Giuseppe Iridino,
al quale sono state esposte le finalità dell'Associazione.
Giuseppe Cossa
Questa volta parliamo dei ragazzi
dell' "A.S. SUPERSANESE"
La società "A. S. Supersanese" (IIICat-, colori
sociali: giallo-verde), è una neonata, inserita nell'impianto calcistico
locale, che si compone di una squadra che milita in Prima categoria ("Nuova
Gioventù-Supersano) e di altre due inserite nel campionato
"Amatori": la "Bonsai-Supersano e la "Sacco Magico"(
Delle due ultime parleremo diffusamente la prossimavolta, ndr.).
Fondata lo scorso anno (campionato 2000/2001), su iniziativa di Salvatore
Santo, 40 anni, per circa due decenni in attività agonistica, in forza
al "Supersano", ed oggi anche assessore allo sport, con la preminente
vocazione verso la pratica attiva calcistica dei giovani, ma anche e soprattutto
determinato per la loro crescita in campo psico-sociale. Tale è appunto
lo scopo
primario della società, che mira ad insegnare l'acquisizione di un
sano "credo" comportamentale e disciplinare, nella formazione dei
giovani.
Possiamo dire che i risultati fin qui conseguiti sono stati senz'altro buoni,
e che quotidianamente valutiamo con un pizzico di orgoglio e intima soddisfazione,
anche se non manca, purtroppo, chi nella rosa sottovaluta le proprie intrinseche
capacità, fingendo anche di non capire che lo scopo precipuo cui tende
la società è quello che, oltre a far divertire, tende a far
com-
prendere quanto sia opportuno vivere sane emozioni, atte a nobilitare la persona.
Tornando alla squadra, quest'anno, le partite iterne vengono disputate la
domenica pomeriggio, e qui cogliamo l'occasione per ringraziare i tanti tifosi
che ci gratificano costantementedella loro presenza, incoraggiando e sostenendo
i nostri colori.
Riconosciamo, però, che il merito di questo successo è da ascriversi
principalmente a Salvatore Santo, cheè anche il nostro allenatore,
il quale, malgrado le non poche prevedibili difficoltà incontrate,
è riuscito a superare gli ostacoli, ottenendo quello che è lo
scopo principe di questa attività calcistica: unire i giovani e conceder
loro di esercitare uno sport che, tra l'altro,
mira a condurre i ragazzi verso una serena crescita sociale.
L'organico dell'"A.S. Supersanese",si pregia di una consistente
rosa di giovani atleti (una trentina), diretti appunto da Salvatore Santo
e preparati da L.B., in un insieme che ha il sottoscritto come presidente
ed Antonio Casto, il Vice, mentre da cassiere funge Luca Nutricato. A ruolo
di dirigenti, sono: Fernando Santo, Angelo Maglie, Tonino Capasa, Rolando
e Rug-
gero Zezza.
Telemaco Melcore
(Presidente "A.S. Supersanese")
La GMG non è il nome di un'associazione o la sigla di
una società, ma la Giornata Mondiale della Gioventù, un appuntamento
per tutti i giovani della terra, firmato Giovanni Paolo II.
E sì, è stato proprio il Papa nel 1985 a volere le Giornate
Mondiali, con il desiderio di incontrare i giovani cristiani sparsi nel mondo.
Dopo Roma 2000 (tutti ricordiamo il Giubileo dei Papa-boys), i giovani e il
Papa si sono dati appuntamento nel-
l'estate di quest'anno a Toronto, inCanada.
Valerla ed io non ci siamo lasciate sfuggire l'occasione, accogliendo subito
l'invito. A condividere questa nostra esperienza, sono stati altri nove giovani
della Diocesi; uniti dallo stesso entusiasmo abbiamo deciso di vivere la
GMG come un cammino
fede. Grazie anche alla disponibilità di Mimmo Turco Segretario della
Commissione Diocesiana per la Pastorale Giovanile, che ha curato gli aspetti
organizzativi della partenza, abbiamo "spiccato il volo" in compagnia
di centinaia di giovani di tutta la Puglia, avendo una "scorta"
e guida d'eccezione nel nostro Vescovo, Mons. Vito De Grisantis.
L'accoglienza da parte della Parrocchia ospitante la Epiphany of our Lord
Church, si e rivelata calda e amorevole.
Nessuno di noi potrà mai dimenticare la generosità di Padre
Vito e dei suoi parrocchiani! Erano le due di notte al nostro arrivo a Scarborough,
eppure nessuna delle famiglie che dovevano riceverci era andata via, ma tutte
erano rimaste ad aspettarci con ansia. Con loro abbiamo immediatamente stabilito
un rapporto affettuoso, sia perche i nostri "genitori" erano
canadesi di origine italiana (la comunità a Toronto è davvero
molto numerosa), sia perche nessuno di noi aveva mai osato allontanarsi cosi
tanto da casa fino a quel momento.
La settimana dal 22 al 28 luglio si e rivelata ricca di incontri , emozioni
e fatica, vissuti però all'insegna della fede e della spiritualità.
Ogni mattina, dopo l'incontro di catechesi nella Epiphany, equipaggiati di
cartina e pass, ma, soprattutto, carichi di entusiasmo, ci recavamo all'altro
capo della città, precisamente a Exhibition Piace, un megaparco sulle
rive del fiume Ontario.
Qui hanno avuto luogo la cerimonia di apertura della XVII GMG con il Cardinale
Ambrosie, l'arrivo del Papa ed infine la manifestazione "Italyani",
il meeting tra i giovani italiani della GMG e quelli canadesi di origine italiana.
Tra tutte le manifestazioni, le più coinvolgenti e dense di contenuto
sono state la veglia e la Messa con il Santo Padre a Downvienw, nell'ex aeroporto
di Toronto. Eravamo circa un milione, tutti raccolti nell'area predisposta
per noi: ogni gruppo si è preoccupato di prendere posto nella zona
assegnata, di stendere i propri sacchi a pelo, in attesa dell'arrivo del Papa.In
quei
momenti, tra noi e Giovanni Paolo II, si è stabilito un dialogo forte,
fatto di proposte, interrogativi, paure, ma anche di risposte, speranze e
fiducia. Il Santo Pa-dre, evocando le parole di Gesù Cristo "Voi
siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo", ci ha incoraggiati
a vivere i valori del Vangelo a costo di andare contro corrente e ci ha chiesto
di diventare i co-
struttori di una umanità basata sull'amore. Il messaggio del Papa a
Downvienw è stato forte e chiaro; nel nostro piccolo abbiamo cercato
di coglierne il senso: essere cristiani significa sforzarsi di vivere gli
insegnamenti della fede nella vita di ogni giorno. GMG è anche questo!
Vuoi dire mettere in discussione le proprie credenze e cnvinzioni per imparare
a condividere
con gli altri giovani una spiritualità più concreta ed autentica.
Ringraziando "II Nostro Giornale" dell'opportunità offertami,
invito tutti i giovani che desiderano vivere questa straordinaria esperienza,
a partecipare alla prossima GMG. l'appuntamento è in Germania, a Colonia,
nel 2005 !
Concetta
Per saperne di più, si possono visitare i siti:
www.pugliagmg.supereva.it e www.avvenire. it.
"NON VOGLIO TORNARE A CASA"
Milano, 5 novembre 2002
Era venerdì di maggio...
Potrebbe iniziare così una bella storia, un romanzo, un racconto; uno
di quelli che hanno inizio ed una fine, un prologo ed un epilogo, un filo
conduttore ben preciso, uno di quelli scritti con una bella stilografica a
caratteri chiari e scorrevoli.
Della mia vita, ho sempre pensato di conoscere solo la mia data di nascita.
Mille dubbi su tutto il resto.
Poi sono arrivata a Toronto e sono ripartita conquasi nulla tra le mani. "Non
voglio tornare a casa ".
Ricordo bene queste parole dette da una ragazza durante l'ultimo giorno del
nostro viaggio, nell'atrio della Parrocchia dell'Epiphany. "Non voglio
tornare perché sarà tutto più difficile ".
Non capivo fino in fondo queste parole. Fino a che non ho vissuto uno dei
giorni più bui della mia vita.
Guardavo il ciclo e non vedevo che deh, nuli'altro.
Mi sono ritrovata ad osservare il soffitto della mia stanza a Milano e a pensare
e ad urlare:" E' tutto rotto; è tutto così sporco ed in
disordine qui! E' tutto rotto!". Dopo aver pianto fino a consumare tutta
me stessa, ecco... la magia.-il mio letto era l'asfalto, l'asfaltodi Toronto,
della veglia, dei canti, dei balli...mi sono sentita come abbracciare il mondo
e abbracciata dal
mondo.
Ho sentito la potenza, la grandezza della vita
Non ero sola.
Ogni volta che l'incertezza, il buio, il freddo mi assale, mi distendo a terra,
chiudo gli occhi, allargo le braccio ed eccomi abbracciata da quell'asfalto
caldo.
Ancora non conosco la mia storia ma forse posso intuirne l'epilogo. Il filo
conduttore, quello, cerco di costruirlo, di scoprirlo ogni giorno amando i
miei giorni. Quello che ho imparato ancora lo devo scoprire fino infondo.
Non è facile.
"Non voglio tornare perché sarà più difficile ".
Ma ora la vita non mi fa più tanta paura, ora sento di non rivolgere
le mie preghiere al nulla, sento che qualcuno mi ascolta.
Guardo la sabbia e vedo un solo paio di impronte...Le sento.
Valeria
Partene 'e bastimenti pe' terre assai lontane...
Mamma, mamma, dammi cento lire...
Servendoci delle notizie ufficiali pubblicate dalla Dirczione
Generale di Statistica del Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio,
ringraziando la Presidenza della Biblioteca Provinciale di Lecce,per avercele
gentilmente fornite,siamo in grado di riportare i dati che interessano l'espatrio
per l'estero dei Supersanesi, visto nel contesto della emigrazione generale
italiana, nel periodo che va dal1901 al 1915.
Le indicazioni sono suddivise per Province e queste per Circondari. La Provincia
di Lecce (Terra d'Otranto), raggruppava i Circondari di Brindisi, Gallipoli,
Lecce e Taranto. Dati precisi circa il numero di emigranti di età superiore
ai 15 anni, e classificati secondo la professione che esercitavano in patria,
sono quelli raccolti nel 1906. Dando una scorta alle regioni dell'Italia meridionale,
dall'Abruzzo alla Sicilia, la Puglia si collocava al 5° posto, vedendo
nell'ordine, la Sicilia (109.641), la Campania (75.263), l'Abruzzo e Molise
(52.771), le Calabrie (50.700), quindi la nostra Puglia (30.768), per chiudere
con la
Sardegna (6.392).
Scendendo nel dettaglio, nel Circondario di Gallipoli, e riferito all'anno
1908, Supersano annoverava un solo emigrante, contro i 52 di Tuglie; nel 1909,
il numero degli emigranti supersanesi non cambia, mentre bisogna contare ben
69 partenze per Gallipoli. Sale a due unità l'anno successivo, a fronte
delle 72 ancora di Tuglie, e scema addirirìttura a zero nel 1911, contro
le 65 presenze di Gallipoli. E bisogna portarsi al 1913, per avere un balzo
significativo per Supersano, con 13 presenze (quell'anno la popolazione supersanese
ammontava a 2009 abitanti, contro gli 11.427 di Gallipoli, e i 4.566 di Tuglie).
Poi nel 1914 le partenze scendono a tre, per annullarsi quasi del tutto sul
territorio nel 1915, anno dell'entrata in guerra dell'Italia.
Come si può notare da queste indicazioni, la zona maggiormente interessata
in questo periodo alla emigrazione, nel nostro circondario, è stata
quella compresa tra Gallipoli e Tuglie, mentre le terre scelte dai Pugliesi
erano quelle degli USA e,
nell'ordine, dell'Argentina e del Brasile.
La sensibilità di un artista attraverso note
epistolari
Un gradito ritorno
Supersano, 21 febbraio 2002
"Egregio Sig. Sanapo, siamo gli alunni delle quarte classi della Scuola
Elementare di Supersano, suo paese natìo.
Le scriviamo questa lettera per informarla che a scuola stiamo facendo un'indagine
bellissima sul nostro paese. L'anno scorso abbiamo visitato il castello e
quest'anno la chiesetta di S. Giuseppe. In quell'occasione abbiamo saputo
che è stato lei a realizzare i dipinti murali. Sono stupendi, pieni
di colore e di significato.
Siamo veramente orgogliosi che a realizzarli sia stato proprio un nostro compaesano.
Vorremmo tanto conoscerla di persona,
ma questo non è possibile, ci dicono le maestre, perché lei
vive a Parma, perciò, tramite lettera vorremmo farle alcune do-
mande per avere maggiori informazioni sui suoi capolavori...".
Parma, 9 aprile 2002
"Rispondo con piacere alla vostra lettera complimentandomi con voi per
l'interesse e il lavoro di indagine che state svolgendo su quanto ancora è
rimasto cometestimonianza storica del nostro paese.
Devo confessarvi che questa vostra iniziativa ha reso possibile, tra me qui
a Parma e voi lì che siete in tanti, un contatto che
sinceramente mi mancava tanto. Io non vi conosco, voi non mi conoscete, comunque
vi prego di non considerarmi un vecchio
reperto storico da inserire nella vostra indagine. Un artista, per essere
tale, deve avere l'animo di un bambino: se io lo sono,
allora consideratemi come uno di voi...
...La pittura è uno strumento dalle grandi capacità comunicative,
per chi sente il bisogno di ricomunicare anche solo un 'emozione. Nasce con
me, si manifesta con i gessi sulla strada, sui cartoni d'imballaggio e, molto
più tardi, sulla tela e sui muri. La prima mostra a Supersano è
stata la mia: avevo 12 anni. Non ho frequentato nessuna scuola d'arte, sono
autodidatta e il mio titolo di studio è laquinta elementare
...Devo essere solo quando eseguo i miei quadri. Non è presunzione,
ma necessità, perché realizzare un'opera comporta uno sforzo
intellettuale che può essere a volte enorme per una modesta persona
come me (specialmente se è autodidatta), sola davanti a una tela o
un muro bianco e vuoto. Ci si trova per forza in una fase di isolamento totale,
nessuno potrebbe aiutarti o capirti in quel momento perché non hai
un riscontro compiuto di quello che vorresti dire o fare: è una sfida
con tutti, anche con se stessi.
...Prima parlavo del mio isolamento, che è pur sempre un momento da
superare. Durante questa fase l'individuo cerca di giustificarsi e dare un
senso alla propria esistenza: è come percorrere un tunnel che porta
verso l'uscita, alla ricerca della verità. Quando l'opera è
realizzata, si ha come l'illusione di essere arrivati alla verità.",
credo, il momento in cui la libertà individuale raggiunge il punto
più alto. E' un momento di grande euforia.
Poi toma l'insoddisfazione di sempre, altri interrogativi, il bisogno di altre
verità che soddisfino l'artista e la sua necessità di volare
in alto come un aquilone instabile che ricadrà dopo aver constatato
di persona i colori della luce e lo spessore
difforme delle nuvole. No, l'artista non è mai soddisfatto, è
come un bambino, l'ho detto, ma forse nella sua ingenuità, incon-
sciamente avverte che la verità forse non esiste o comunque è
irraggiungibile: meglio così!
...I lavori che ho realizzato con soddisfazione sono tanti. Non ho preferenze
particolari, mi interessa però che tutti seguano un discorso logico,
coerente, senza retorica: l'intento è quello di suscitare una pur minima
emozione, affinchè l'individuo si tocchi con mano e si senta vivo.
Le opere, dal momento in cui vengono esposte al pubblico, non mi appartengono
più. Vivendo qui a Parma ho eseguito, per
mestiere, altri tipi di pitture e mi piace molto. Sono pitture e decorazioni
murali in ville, palazzi e chiese che necessitano di
restauro e tutela. Ho ripreso a dipingere anche su tela e questa vostra iniziativa
e il rapporto di amicizia e di stima reciproca,
che ne potranno conseguire, saranno per me un ulteriore stimol".
Sono stralci di una corrispondenza epistolare: è un rapporto che nasce,
un legame che riaffiora, è l'amore e la nostalgiaper la propria terra,
sono lo sforzo, la fatica, le emozioni, la ricerca della verità e il
senso della libertà che caratterizzano "l'essere artista",
è il ritomo tra noi di Ezio Sanapo. Con semplicità e sensibilità,
Ezio si presenta ai bambini, facendosi piccolo come loro e sottolineando con
efficacia il suo "nascere" come artista: i gessi, la strada, i cartoni
sono i suoi primi strumenti di lavoro; la voglia di fare e la sua passione
per la pittura sono la sua forza. Una bella lezione! E non poche emozioni
hanno suscitato le sue paole nei bambini, che hanno saputo ben cogliere la
sensibilità di Ezio Sanapo, come persona e come artista.
All'amico Ezio un augurio personale:
che possa ritornare nel nostro paese e continuare a "donarci", attraverso
i suoi dipinti, immagini, colori, sentimenti, emozioni e realtà del
nostro Salento.
Vincenzina Corrado
Arte...... La personalità artistica di Antonio Elia tra simbologia e metafora
Non sembri una contraddizione: le coordinate entro cui si muove
Antonio Elia, sono impulsività e razionalità. E nelle sue opere
questi ; due termini sono in continua dialettica e sono ulteriormente arricchiti
da un terzo elemento che affiora prepotentemente dalla sua personalità.
A volte mi sembra che egli sia nato scultore, benché conduca parallelamente,
da sempre, una interessante ricerca pittorica che ha registrato notevole interesse
da parte della critica. Così serive Carlo Franza, storico del-
l'arte e critico de "II Giornale" di Milano, parlando delle sue
opere; "Elia riannoda antico e contemporaneo in una sorta di metafora
nuova, di un simbolismo ove arcaicità e modernità saettano per
rincontrarsi...forme che decscrivono sia pittoricamente che plasticamente
una sorta di geografìa dell'immaginario". Del resto, come lo stesso
A. Elia afferma: "Non ho mai considerato l'artista disgiuntamente pittore
o scultore, ma come personalità di valenza universale in grado di esprimersi
in-
differentemente conforme o colori".
La scultura, a mio avviso, è il medium espressivo a lui più
congeniale, per trasmettere, trasformandolo, il suo pensiero, la sua capacità
di riflettere, la sua fantasia, la sua "salentinità", il
suo senso della vita edell'arte.
Ecco: il senso della vita. Il terzoelemento.
Antonio Elia intende la scultura e tutta la sua arte come metafora della vita
e la vive con tutta l'intensità che a riserva ad essa, accettando tutte
le sfide in un corpo a corpo quotidiano con le difficoltà che, per
lui, si visualizzano nei problemi tecnici legati ai materiali che di volta
in volta sceglie per la realizzazione delle sue opere, Legno, marmo, granito,
gesso, vetroresina, pietra leccese, bronzo, e sabbia, ferro: materiali diversi
che richiedono una progettualità ed un approccio, anche mentale, diversifi-
cati. Egli non improvvisa. Studia lungamente, indaga le caratteristiche, le
potenzialità, le resistenze, la "personalità" di ogni
materiale che decide di utilizzare.
Da questo approfondimento scarturisce non tanto la sua volontà di imporre
la propria forza fisica per dominare la materia piegandola alle sue esigenze
artistiche, piuttosto un profondo rispetto: la asseconda nelle sue potenzialità
valorizzandone la peculiarità.
Per questo non si crea la soggezione dell'uno (l'artista) sull'altra (la materia)
o viceversa, ma una sorta di interazione, una com-
prensione reciproca. La sfida è accettata appieno ma su una base di
conoscenza e di rispetto. E mi sembra che anche nella vi-
ta Elia applichi le stesse regole.
A questo punto la tecnica viene "naturalmente" per svolgere la sua
funzione di oggettivazione di significati.
L'emozione iniziale, quella impulsività che sottende all'individuazione
del tema che diventerà veicolo di comunicazione, può essere
recuperata intatta e trasmessa attraverso composizioni equilibrate nella loro
complessità, in cui le forme, pur dotate di risonanze autonome, restituiscono
intatta la suggestione naturale.
La sua foga è controllata, non raggelata.
Giuseppina Radice
Viaggio nell'imprenditoria supersanese -10)
Crescono le nostre piccole realtà economiche
![]()
Oh, irresistibile profumo dei prodotti di madre nostra terra!
La soavità inebriante della tua presenza, ci da un senso nuovo alla
vita di ogni giorno, ne modifica piacevolmente i ritmi
e ci spinge a credere sempre più alla forza tonificante del lavoro.
E, credeteci, che, tanta poesia, ci viene di fatto concessa, en
trando nei capannoni della nostra Cooperativa, là dove il visitatore
viene subito colpito dall'effluvio dei prodotti che qui vengono lavorati da
mani sapienti.
Stiamo parlando della Cooperativa "L'Agricola 2000''', da me diretta
ed il cui presidente è il Dr. Francesco Centonze, ubicata nell'area
industriale del Comune di Nociglia, sulla strada provinciale per Supersano.
Qui viene elaborata la semilavorazione di alcuni prodotti agricoli della nostra
buona terra, quali i pomodori, i carciofi, i peperoni e le zucchine. Oltre
a ciò, le Cooperativa provvede alla prima fase di lavorazione del tabacco
(classificazione
e sfilzamento), per un totale dei prodotti su citati, che si aggira sui 40.000
quintali annui, quantità che in seguito potrà essere incrementata,
in considerazione del fatto che la Cooperativa è in attività
solo dal 2000, per cui, con l'acquisizione di nuovi prodotti da lavorare e
con l'accresciuta normale capacità elaborativa degli addetti ai lavori,
si potrà comunque averè un aumento quantitativo, oltre che qualitativo,
degli stessi.
Ad avvalorare questi convincimenti, sta il fatto, però, che sarà
necessario far breccia nei mercati internazionali, partendo, naturalmente,
da quelli strettamente a noi più vicini, gli europei, i quali ultimi,
al momento, assorbono solo il 10% della nostra produzione, e che interessano
soprattutto le piazze di Francia, Germania e quelle dei Paesi Scandinavi,
quando il mercato nazionale ne prende la parte più consistente, il
90%.
Per poter condurre queste operazioni, la Cooperativa impegna, nel corso dell'anno
lavorativo, circa 350 lavoratori avventizi, e, per il momento, solo quattro
presenze fisse, ma, stando agli incrementi sopra ipotizzati, necessariamente
la consistenza dei posti avventizi e quella dei fissi, subirà un naturale
incremento, con il tangibile risultato di un'ovvia sicurezza economica di
cui beneficeranno tante nostre famiglie.
Siffatta previsione, dovrà coincidere (ne siamo certi) con l'attuazione
di uno scopo ben preciso, quello di poter arrivare al conferimento diretto
della grande distribuzione dei prodotti della nostra generosa terra salentina.
Ce lo auguriamo, credendoci!
(continua)
Giulio Vergari