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Per una recensione su FRATERNITA',
breve componimento poetico del Dott. Rocco De Vitis

Il Dott. Rocco De Vitis, premiato al Concorso organizzato dalla "Compagnia Messapica" (31.10.1993), riceve i complimenti dal Presidente della Giuria, dopo aver presentato la poesia "Fraternità".

Introducendo sulla violazione dell'equilibrio naturale delle cose e sulle sue estreme conseguenze, passando, per esempio, dalla sparizione delle lontre in Polonia a quella del leopardo in Africa, della volpe in Italia, dei rapaci in genere, costernato dall'esercizio sconsiderato che l'uomo fa della caccia e delle tante manipolazioni con cui egli sta violando la natura, senza soluzione di continuità, ecco l'incontro che un tal Reno Bromuro fa con le opere del Dott. Rocco De Vitis, navigando su internet e qui incontrando la produzione letteraria del medico supersanese, soffermandosi opportunamente al commento di una fra le tantissime sue poesie, "Fraternità".
Il Dott. De Vitis, egli scrive, abituato a salvare la vita di ogni uomo, buono o cattivo, sfaccendato o delinquente, si rifugiò in Virgilio, almeno con l'illusione di vivere bucolicamente, fianco a fianco col contadino e la natura, pronti a sorreggersi, in caso di bisogno, l'uno con l'altro.

"Dalla penombra un sibilo, un messaggio,
la tremula, fiammella d'un sorriso che provocar non vuole un grande incendio,
ma sol nel nostro cuore una favilla che di calore sia e di speranza a tanti piccoli innocenti in preda all'insania di Marte ed alla fame
".

Metaforicamente, continua il Bromuro, si riferisce alle guerre che si succedono le une alle altre, provocando la morte, e si sa che la morte non risparmia nessuno ... De Vitis, però, auspica la pace, non solo quella dei popoli, ma soprattutto quella interiore, perché se l'uomo è in pace con se stesso, è in comunione col mondo. Vorrebbe che l'incendio si accendesse solo nei cuori, affinchè l'uomo capisse di essere fratello dell'altro uomo, perché figlio dello stesso Padre.
La lirica del De Vitis porta un cospicuo contributo alla formazione di una salda coscienza mondiale, nella quale, fra l'altro, si dimostra convinto della possibilità di fornire una sicura prova di quanto potrebbe accadere, se gli uomini camminassero mano nella mano, convinti dell'esistenza di Dio, mediante un ragionamento logico-sperimentale che non arrecasse la più lieve menomazione al patrimonio della creatività poetica operata finora dall'ingegno umano per il progresso del sapere e della civiltà dei popoli. La vita è in tutto ciò che ci circonda, è finanche nella fiammella di un sorriso che partorisce non grandi incendi, ma una favilla che sia di speranza.
Qui si palesa la dissacralità dell'artista, che centellina le cose, come il filosofo l'uomo, lo psicologo l'anima, il chimico l'elemento dell'Universo. Ogni creatura umana, però, in normali condizioni di mente e di spirito, meditando sull'intero corso della vita, può intuire la sicura esistenza; seguendo il procedimento logico può risalire dagli effetti alla causa, cioè, da tutte le cose dell'Universo, all'unico seme generante, arguendo la provenienza della sua radice. Ogni Uomo è come il seme, un perfetto organismo, vivente e operante, creativo e idoneo a produrre da sé canti, fatti di parole-rami, foglie, fiori e frutti, contenenti, simili a se stesso, semi capaci di creare altrettante piante.

"Orsù, fratelli, invoca Cristo in Croce, doniamo canore a le sventure umane! ".

Delle suddette non comuni forze vitali, in particolare dell'apparizione collettiva, puntualmente simultanea di tanta speranza: fiori simili di forme, colore e profumi e, soprattutto, dell'arcano potere del grido di Cristo dalla Croce, generano e si riproducono numerosi semi, validi a riprodursi precipuamente per la stessa forza arcana, strapotente, agente in diversi modi e sensi e con molteplici e svariati intenti, della quale ogni bennata umana creatura può sempre intuire con certezza la sussistenza. considerando i visibili e tangibili effetti da essa prodotti; di tali prodigiose creazioni, di tante inspiegabili manifestazioni, delle innumerevoli, splendide, stupefacenti bellezze, nate come dal nulla, ad allietare il genere umano.
Reno Bromuro